L’aria di Isifile del Giasone di Francesco Cavalli (1602-1676), “Lassa, che far degg’io?”. L’aria di magia di Medea, dello stesso melodramma, “Dell’antro magico”. Erminia sul Giordano e Erminia Franzese, “Si te sapisse annamura’”. Tutto lo strappacuore partenopeo di Maria Nazionale, il dolore e la rabbia, il trash burino e fascistoide di Avventura co’ n’ travestito di Franco Califano, una gavotta di padre Martini, Il canto del dubbio di Marco Enrico Bossi, La 509 di Riccardo Zandonai, Risveglio di una città con intonarumori di Luigi Russolo o Meno infinito live dal Martini elettrico.

L’enciclopedia della musica è ormai YouTube: potete trovare (quasi) ogni rarità, vagare nei sentieri del kitsch, precipitare negli abissi dell’orrido e inerpicarvi sulle cime del sublime. Potete scoprire brani sconosciuti e studiare video, spesso con immagini traballanti, fisse, rese opache dalla cattiva riproduzione, o con interi spartiti che scorrono sotto i vostri occhi.

You, You, You: tu puoi fare, puoi riprodurre, creare il tuo canale Tube, godere della meraviglia dell’homo riproductor, che non fa, non esegue, non suona, naviga, surfa, combina, domina senza dare niente in cambio, se non spezzoni rubati a qualcun altro. YouTube, YouPorn, sempre You: siamo troppo lontani? Tutta la musica, forse, diventa nuda, a disposizione, meravigliosamente, illusoriamente posseduta, su YouTube. Basta accontentarsi.