Parliamo di pesce, di elettricità o di musica? Effettivamente il termine spinetta lascia spazio a molte possibili interpretazioni. Nella sua prima accezione, dicesi di piccolo, ma infame, elemento di scheletro di vertebrato acquatico. Generalmente si annida, insidiosa, all’interno delle parti più polpose e rimane invisibile finché, una volta mandato giù il boccone, non si insedia circa a metà dell’esofago, procurando al malcapitato colpi di tosse e imprecazioni.

Il secondo significato, invece, si riferisce alle parti terminali dei fili che permettono di azionare piccoli elettrodomestici tramite il passaggio di corrente. Una volta infilata la spinetta nella presina, è possibile utilizzare il fornetto.

Ultimo ma non ultimo, in campo musicale la spinetta è un compatto strumento a tastiera con corde pizzicate tramite piccolissimi plettri fissati su saltarelli, simile al clavicembalo ma di dimensioni più contenute. Si compone di una cassa in legno, in forma pentagonale o rettangolare, in cui si allocano le corde poste trasversalmente rispetto alla tastiera, che copre al massimo quattro ottave. Vive il suo periodo d’oro durante il Rinascimento e il Barocco, ma oggi è utilizzata solo da pochi nostalgici, mentre per tutti gli altri è come una spina nel fianco, uno strumento senza spina dorsale, che tiene il pubblico sulle spine per l’intero concerto.