Dicesi presumibilmente di strumento musicale che non gode della nostra stima: oggi stai suonando come un idiofono!; non voglio aver niente a che fare con quegli strumenti: sono una massa di idiofoni!.
Ma a torto. Gli idiofoni infatti sanno dimostrare d’essere, in barba ai pregiudizi che li circondano, strumenti brillanti: è il caso delle campane, del triangolo, dello xilofono, della marimba o della celesta.

Di mentalità aperta e multiculturale, il loro è un gruppo internazionale e gli appartenenti provengono da luoghi fra loro lontani e diversi, come nel caso della kalimba africana, del gong cinese, del siciliano marranzano, della maracas sudamericana o del tedesco glockenspiel.

Il primo studio approfondito in cui apparve un lungo elenco degli appartenenti a questa setta di strumenti falsi idioti fu quello celebre del 1914 a firma di due tedeschi, Erich Moritz von Hornbostel e Curt Sachs, campioni in quella che è un’arte tutta germanica. No, non far scoppiare guerre mondiali, ma catalogare freneticamente la qualunque.
In particolare, questi due signori si accorsero che ad accomunare gli strumenti idiofoni è il produrre suono senza necessità di corde, membrane o colonne d’aria che si mettono in vibrazione, ma da sé mettendo in vibrazione il proprio corpo: una caratteristica inopinata e lussuriosa che ne spiegò immediatamente la fortunata diffusione planetaria.

Sconvolti da questa forma onanistica – ma invero inconfessabilmente compiaciuti – i due pruriginosi vecchi professori approfondirono la ricerca, ma una sopraggiunta cecità ne fermò le ricerche. Queste vennero poi riprese solo più tardi da una equipe che, su insegnamento della sorte dei due luminari, per precauzione era composta esclusivamente da specialisti ipovedenti dalla nascita. I risultati non tardarono a venire e si scoprì così che gli strumenti idiofoni compongono una complessa civiltà formata da tribù, ognuna con la propria pratica osé dettata dalla diversa modalità di messa in vibrazione del proprio corpo, per un totale variegato da scandalizzare anche il pervertito più osceno:

  • percussione reciproca;
  • percussione diretta;
  • percussione indiretta;
  • pizzico;
  • frizione;
  • raschiamento.

Non è dunque difficile credere che questi strumenti non abbiano trovato accoglienza presso le nostre orchestre per lunghissimo tempo, se non raramente – non poteva che essere quello sporcaccione di Mozart a fare eccezione con l’utilizzo celebre del glockenspiel nel Flauto Magico e la composizione di un Adagio e Rondò per glassharmonica per la giovane virtuosa  Marianne Kirchgeßner, non a caso anche lei cieca.

In tempi recenti, l’emancipazione del pensiero ha accolto gli strumenti idiofoni nella comune pratica occidentale e oggi essi vivacizzano con le loro sonorità inconsuete e sopra le righe le nostre esperienze di ascolto. Un vero e proprio Idiophone Pride contro ogni pregiudizio timbrico.