Duro come il legno, ma ricoperto di pelle, il cornetto si distingue tra gli strumenti a fiato di epoca antica per la possibilità di adoperarlo piano e forte, così come la voce umana e tanti altri organi. Per produrre il risultato sperato, è necessario esercitarsi sul bocchino, affinché si trovi la corretta posizione delle labbra, non troppo stretta, né troppo aperta. La lingua, pure, svolge un ruolo importante: non può restare morta e immobile, ma nemmeno incaponirsi in arditi sfregamenti.

Al contrario di ciò che si potrebbe pensare, l’effetto migliore si ottiene mantenendo un’imboccatura laterale, con il piacevolissimo strumento adagiato al centro del lato destro del labbro. Questo nostro tronchetto ricurvo della sonorità sortiva grande consenso tra le genti di epoca Rinascimentale e Barocca, soprattutto il pubblico femminile lo gradiva molto e, amandolo così tanto, finiva per farlo indossare anche in capo ai mariti.

D’altronde Ariosto stesso a quei tempi diceva “l’incarco de le corna è lo più lieve ch’al mondo sia, se ben l’uomo tanto infama: lo vede quasi tutta l’altra gente; e chi l’ha in capo mai non lo sente”, e così, per la levità del loro peso, due leggeri cornetti spuntavano spesso tra i capelli di molte famiglie. Al giorno d’oggi il cornetto non va più per la maggiore, se non tra pochissimi eletti nostalgici, poiché ora si preferisce soffiare in strumenti più diritti e rigidi.