Nella mitologia nordica è il castello degli dèi; in musica il suo nome è legato alla presenza nel Ring der Nibelungen di Wagner. Wotan, primo tra gli dèi, è, come Wagner, un signore che ama vivere nel lusso e al di sopra delle proprie disponibilità finanziarie, al punto che un giorno decide addirittura di comprare una maestosa reggia su un monte che tocca il cielo.

Poiché non esisteva nulla del genere, decide, incurante dell’assenza di uscite di emergenza e senza neanche chiedere i permessi, di commissionare i lavori alla premiata ditta Fasolt&Fafner e, per meglio frodare il catasto, chiede di effettuarli in una sola notte, così da metterlo davanti al fatto compiuto. Senonché, piangendo miseria, aveva convinto la ditta al pagamento in natura e a cedere Freia, la sorella della moglie, così da prendere due piccioni con una fava: liberarsi della cognata e avere una villa da mettere invidia a Zeus.

Purtroppo la cognata era l’addetta alla coltivazione dei pomi di eterna giovinezza e, siccome una vita non basta per godersi una reggia, è costretto a pagare in contanti – in nero è meglio, con la carta si è soggetti a controlli – ma, non avendo abbastanza soldi, è costretto a cedere un prezioso anello di puro oro di Reno che, benché non si sappia quanti carati fosse, era così bello che tutti s’ammazzano per averlo. E il Walhall? Alla, fine, dopo tante fatiche, arriva il Ragnarock, l’ufficio controlli del catasto, e Wotan, senza un soldo, per non finire in galera dà fuoco al castello: insomma, tanto rumore per nulla.