Pubblichiamo oggi su HAUSMUSIK una riflessione di Jacques Dreyfus (!) corredata dal link a un ascolto mahleriano. Mai come in questo periodo Chorus e i suoi lettori si rilanciano ascolti e suggestioni tratte dal divino Gustav: siamo di fronte a un mondo che vuole – che deve – cambiare?

.

Mi scusino i lettori e i redattori di Chorus, ma un musicista non può avere sempre e solo la testa alla musica. È vero, dobbiamo pensare con urgenza ai concerti sospesi, ai nostri progetti sfumati, alla nostra miseria di precari. Ma non basta, non più. L’urgenza di questa situazione di disagio reclama più vasti orizzonti: di interesse e di preoccupazione.

Inizialmente avevo intavolato uno scritto che era fatto di pensieri complessi e arzigogolate immagini poetiche. Volevo raccontare e passare in rassegna il grottesco, l’emotività distruttiva, l’ipocrisia, la retorica della narrazione che da due mesi ci sommerge. Delle tante metafore che avevo creato, la più semplice però la voglio salvare: il re è nudo. Tutte le parti da cui la nostra società è costituita è come fossero esplose contemporaneamente in un caos pulviscolare. L’equivalente uditivo potrebbe essere un cicaleccio agghiacciante di risa. In due mesi il mondo è scoppiato come la più evanescente delle bolle, ogni ambito del reale ha mostrato la precarietà morale su cui si reggeva. Ovunque ci si volti, alle finestre, sovrani tutti nudi danno mostra di sé, ovunque sudditi invorniti guardano gli indici tesi di altri sudditi e così via, fino al primo che indica sgomento le pudende orridamente esposte di Sua Maestà.

Certo, a voler esser positivi. C’è pur sempre anche l’evenienza che indichi la finestra e non il re…

E difatti, ecco forse la più giusta metafora per questa pandemia: la finestra. Una finestra da cui si affaccia un mondo devastato, ma devastato da vecchi mali fatti ruggire con nuova eco da un virus. Che opera come un mezzo di contrasto nelle vene di un’umanità malata. Questo morbo indubbiamente doloroso ha chiuso le fabbriche, affamato le famiglie, ha messo a tacere gli artisti, schiavizzato gli operatori sanitari, reso inutili scuole e teatri, ha sfondato le tasche delle partite iva e dei piccoli esercenti. Questi sono fatti, viene detto con una rassegnazione spocchiosa e lugubre. Quasi fossimo nella brutta copia di qualche crisi medievale. E gli antefatti? Parlano di sovrani denudati da secoli. Però… #andràtuttobene, dirigendoci a capofitto nell’illusione della restaurazione della “normalità”.

Brividi (di freddo, s’intende).

C’è però da dire che la realtà vera, sotto il velo della nostra maldestra coscienza, vive e fiorisce! Le immagini di una natura, forte e impassibile, che riconquista spazio, sono un bagno di verità che ci monda di sovrastrutture e ricolloca ogni valore al suo posto. Non a caso, sole nel ciarpame polemico della narrazione pandemica, una riflessione e una notizia si stagliano a indicare la strada: la prima ci ricorda la connessione, a memoria d’uomo, tra pandemie e il nostro rapporto antropocentrico con gli altri viventi, l’alimentazione e la relativa spericolata industria carnista; l’altra, ci informa della relazione tra la propagazione dei morbi e l’inquinamento atmosferico.

Sono due informazioni che non ci parlano del virus, ma del mondo. Non ci indicano la finestra, ma la nudità del sovrano dissennato. Non si fermano ai fatti, ne criticano la triste origine. Ci parlano in pratica di una esigenza di cambiamento dei paradigmi, senza scuse, scappatoie o compromessi. Sta dunque a noi, come sempre, scegliere attivamente che stile di vita e di pensiero darci per la ricostruzione. Non andrà affatto tutto bene. Andrà tutto per come vorremo che vada.

Per ora, accontentiamoci d’una suggestione poetica mahleriana, in omaggio alla vera vocazione di questo spazio.

“La terra respira, tutta pace e sonno.
Ogni desiderio ora vorrebbe sognare,
gli uomini, stanchi, camminano verso casa,
per ritrovare, nel sonno, felicità
e giovinezza dimenticate!
Gli uccelli fanno silenzio, appollaiati sui loro rami.
Il mondo si addormenta! […]”

Mahler – Betghe, Das Lied von der Erde

Jacques Dreyfus

Nell’immagine di copertina: William Turner, Tempesta di neve. Battello a vapore al largo di Harbour’s Mouth, 1842, Tate Britain, Londra.