A pochi giorni dalla riapertura del Conservatorio Martini di Bologna, abbiamo intervistato il Direttore Vincenzo De Felice per farci raccontare le motivazioni dietro questa scelta, ma anche le difficoltà che una tale responsabilità comporta e le speranze per il futuro.

Cosa vi ha portato a scegliere di riaprire così velocemente?

Sicuramente la profonda convinzione che la musica non si possa fare attraverso uno schermo. Pensate che, anche se magari era un po’ esagerato, Celibidache diceva che ascoltare un disco era come andare a letto non con una donna, ma con la sua fotografia. Per questo, quando sono stato intervistato dal Corriere di Bologna, all’inizio del lockdown, avevo dichiarato che, non appena sarebbe stato possibile, noi avremmo riaperto, e così abbiamo fatto.

Il ministro dell’Università ha permesso lo svolgimento di laboratori e tirocini in presenza dal 4 maggio per tutte le Università, per cui la Conferenza dei Direttori ha chiesto se in questi casi rientrassero anche lezioni, esami e esercitazioni dei Conservatori. Non appena questo è stato confermato dal Ministero, che ha affermato di “supportare” le esigenze particolari degli Istituti Afam, noi ci siamo messi al lavoro per riaprire il Conservatorio con tutte le misure di sicurezza. Innanzitutto il Teatro Comunale di Bologna, con cui siamo in ottimi rapporti, ci ha messo a disposizione il laboratorio scenografico del teatro per poter mettere a punto i pannelli, che servono soprattutto per proteggere gli studenti di canto e degli strumenti a fiato, poi la direzione amministrativa ha lavorato duramente per il fornimento di mascherine, termoscanner e sanificatori.

Quali sono le possibilità che avevate pensato, se ci sono state, oltre alla riapertura?

Per quel che mi riguarda, la didattica da remoto è stato un aggrappo, un appiglio per un momento di difficoltà in cui c’era comunque la necessità di continuare a sentirsi vicini, adatto solo per alcune materie teoriche. Tuttavia, dal momento che la nostra è una scuola di alta formazione, per una questione di principio intellettuale, sono stato inizialmente restio nell’adottarla. Per questo nelle prime settimane non ci siamo subito buttati nell’acquisto di piattaforme online o altro, perché ho sempre cercato di avere una situazione il più accettabile possibile dal punto di vista artistico.

Anche al festival di Sanremo c’è stato periodo in cui tolsero l’orchestra e i cantanti si servivano di basi, ma anche lì scoppiò un putiferio tra i critici. Quindi figuriamoci se una cantante può fare Mimì su una base registrata.

Sa dirci in linea generale qual sia la situazione negli altri Conservatori in Italia?

So che insieme a noi ha riaperto il Conservatorio di Novara più o meno con gli stessi nostri parametri, e anche quello di Ferrara, ma in modo più limitato. Mi auguro, dato che abbiamo anche ricevuto gli auguri per una buona ripresa da parte del Ministro dell’Università, che questo possa servire da incoraggiamento anche per gli altri.

Quali sono state le maggiori difficoltà che avete incontrato in questo periodo di lavoro per la riapertura?

Quella principale è che non ci sono punti di riferimento, dato che un momento storico del genere non è mai capitato a nessuno a memoria d’uomo. Le istruzioni ci sono, ma a volte sono contraddittorie. Più che una difficoltà, comunque, quella che ci siamo presi è una grande responsabilità. Tuttavia, tutto questo è stato facilitato anche dall’appoggio della Presidente Jadranka Bentini e, ci tengo a specificarlo, dalla situazione favorevole del nostro Conservatorio, dove tutti i docenti vanno d’accordo, e si possono avviare discussioni costruttive senza polemiche sterili, nonostante certe fisiologiche disparità di opinioni.

Quali sono le prospettive per il futuro?

Sicuramente che si possa continuare con la didattica e gli esami in presenza, con tutte le limitazioni del caso. Per questo potremmo decidere di tenere aperto il Conservatorio anche di domenica, se necessario, e anche la prima settimana di agosto, oltre, come al solito, a settembre e ottobre. Spero, poi, che queste precauzioni saranno meno ferree in un futuro anche vicino. Pare che ci sia la possibilità di svolgere anche attività artistiche, per cui abbiamo già acquistato una webcam per eventuali concerti in piccole formazioni da poter trasmettere in streaming. Poi speriamo anche di poter suonare nel cortile. L’ufficio musica del Comune, a questo proposito, sta già pensando a una rassegna di concerti nei cortili, della quale speriamo di poter far parte.

Il mio sogno personale per il futuro, invece, è di poter dirigere il concerto beethoveniano per soli coro e orchestra che avevamo in programma per marzo scorso, perché significherebbe il definitivo ritorno alla normalità.

Roberta Rimondi