Pubblichiamo oggi sulla rubrica HAUSMUSIK una riflessione sul concetto di “pausa”. Concetto che in queste settimane s’impone alla nostra riflessione con particolare urgenza, con brutale attualità. Grazie a Ezio Romano per questo suo contributo.

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Pàuṡa s. f. [dal lat. pausa, connesso col gr. παῦσις «cessazione» o formato sull’imperat. aoristo παῦσαι «férmati» di παύω «cessare, far cessare»].– 1. In genere, arresto, sosta, fermata […] b. In musica, cessazione temporanea del suono, che può cadere in qualsiasi momento della composizione musicale, e avere diversa importanza a seconda della sua durata e della sua posizione ritmica: p. d’una breve, d’una minima, d’un quarto, d’un ottavo […].

(Nota: Le considerazioni che seguiranno potranno sembrare ad alcuni semplici constatazioni, mere evidenze. Eppure si avverte la necessità di indicarle, perché nell’evidenza che tutto nasconde parecchio si cela al nostro occhio e al nostro orecchio.)

Le pause scolpiscono il ritmo con frammenti di tempo. Tasselli di silenzio incastonati in una serie di note.

Come schegge si piantano sullo spartito, scippando la scena, azzoppando il passo, dettando l’incedere.

Ora con lunghi sospiri, ora con rapide svolte, improvvisi tornanti, repentine inversioni.

Esse son ritmo, sì, ma racchiudono un nucleo di ulteriore sostanza.

Cosa sono questi piccoli ed aggraziati grafemi se non il negativo dei suoni?

Un non-suono, miscela di spazio e di tempo, partecipe della stessa natura di un “do”.

Ritmo e tempo, ma in definitiva soprattutto silenzio.

Come silenzio è ciò che precede la musica e ciò in cui sfocerà il profluvio di note.

Ricordo del silenzio che fu e ancella del silenzio che sarà, la pausa s’incunea nell’armonia, ne completa la danza.

Una pausa può rubare la scena ai suoni del mondo. Mondo che, senza sosta, con bulimico dinamismo rumoreggiante scivola trainato da correnti impetuose.

La pausa non chiede, la pausa si impone.

Già un greco ammonì che conoscerne la misura non è solo questione di distanza.

Essa è ritmo e armonia che sbatte su scogli di vuoto l’eccesso.

Ezio Romano

Nell’immagine di copertina: Gian Lorenzo Bernini, Ratto di Proserpina, 1621–1622, Galleria Borghese di Roma.