Tra gli anniversari che il 2020 ci permette di ricordare, uno dei meno noti è forse quello della Conferenza di Sanremo, che si tenne proprio tra il 19 e il 26 aprile di cento anni fa: Gran Bretagna, Italia e Francia stabilirono la spartizione dell’Impero Ottomano ormai in dissoluzione, sancendo così la nascita di quello che oggi è conosciuto come Medio Oriente.

VOCI 2019

Il compito di ricordare l’avvenimento, ma anche di discuterlo con sguardo critico, sarebbe spettato al progetto VOCI 2020, con il titolo “L’invenzione del Medio Oriente”. VOCI è un progetto di educazione permanente che coinvolge ogni anno, dal 2014, generazioni diverse che si confrontano, tramite musica, storia, arte e letteratura, con lo scopo di “fare memoria attiva” su importanti avvenimenti del ‘900.

A causa dell’emergenza covid-19, la performance finale, con la regia di Paolo Billi, che si sarebbe dovuta tenere il 25 aprile in Sala Borsa, è stata per il momento annullata, ma VOCI non ha voluto venir meno al suo ruolo, e per questo proprio sabato verrà reso pubblico il video racconto “Work in progress: VOCI 2020”, in cui verrà raccontato il lavoro svolto finora da alcuni protagonisti dell’esperienza: per lo spettacolo, il regista Paolo Billi, Luca Alessandrini per la parte storica e per gli elaborati svolti dai partecipanti, Ilaria Guadio del Mambo per la parte artistica e Aurelio Zarrelli per la musica.

Anche quest’anno il progetto ha coinvolto, oltre a una classe del Liceo Galvani, giovani in carico ai Servizi della Giustizia Minorile, senior, studenti universitari, donne italiane e straniere e cittadini di ogni età e provenienza, anche alcuni studenti della Scuola di Musica Applicata del Conservatorio G.B. Martini (Gianmarco Verdone, Lorenzo Marra, Andres Bonilla, Olmo Frabetti, Alireza Farajanhamedani, Giorgio Alfarano, Lorenzo Valdesalici, Lorenzo Travaglini, Stefano Pascale, Matteo Salvo, William Succi, Mitja Bichon), seguiti dal Maestro Aurelio Zarrelli.

Aurelio Zarrelli

Proprio a lui abbiamo fatto qualche domanda sul progetto e in particolare sul ruolo della musica al suo interno.

Come ci possiamo immaginare la performance finale?

Dato che speriamo si potrà realizzare in autunno, parlerò al futuro. La Sala Borsa si trasformerà in una sorta di mercato, in cui ci sarà una musica spazializzata e cinque postazioni diverse, ognuna con un diverso tappeto. In ogni postazione ci saranno un narratore e un musicista che suona dal vivo (gli strumenti suonati saranno violoncello, uno strumento etnico a percussione, live electronic, flauto, clarinetto). Gli spettatori potranno scegliere quando e dove fermarsi. Le composizioni sono legate fra di loro e non ci sarà nessun momento di silenzio. In fondo la dinamica dell’ascolto sarà simile ad una narrazione cinematografica in cui lo spettatore che sceglie di avvicinarsi ad un tappeto sentirà chiaramente quello che vede, ma avrà comunque in lontananza ancora l’eco della musica appena lasciata. La struttura formale evidenzierà un percorso sonoro così suddiviso: un preludio introduttivo di carattere enfatico-sinfonico, i cosiddetti “passaggi” che accompagneranno gli spettatori a spostarsi tra i vari tappeti e infine una chiusura finale.

VOCI 2019

A che punto eravate nella preparazione del progetto?

Per il progetto sono stati richiesti brani originali di musica elettroacustica, ovvero musica creata con l’ausilio di tecniche di manipolazione dei suoni e di sintesi sonora, e brani per strumenti acustici. Era già stato predisposto quasi tutto, con l’aiuto di Paolo Billi e Luca Alessandrini che erano già venuti in conservatorio tre volte. Chiaramente mancavano le prove, momento fondamentale per capire se avremmo dovuto modificare qualcosa.

Cosa ne pensa di questo progetto e del coinvolgimento di alunni del Conservatorio al suo interno?

Io penso che questo sia un eccellente progetto, ed è già il sesto anno che il Conservatorio vi collabora, in particolare gli studenti del triennio di Musica applicata e del biennio di Musica da film. Come interpreti e musicisti, poi, sarebbero stati coinvolti anche altri studenti del conservatorio. Quello della musica applicata è un settore molto importante e presente a Bologna, che si concentra sulla composizione in relazione a elementi extramusicali, e che può dare anche diversi sbocchi lavorativi. Già l’esempio di questo progetto, molto professionale e professionalizzante, testimonia che la musica applicata ha un suo valore. Per questo mi piace coinvolgere quasi tutti i miei studenti, perché penso sia davvero un’occasione da non perdere.

Roberta Rimondi