Pubblichiamo oggi su HAUSMUSIK la prima metà di una raccolta poetica di Leonardo De Santis, che ringraziamo per questo contributo. Ogni pubblicazione è corredata da immagini e da un link a un ascolto appositamente selezionati dall’autore.

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Non sono a casa mia.
Esco in giardino
e penso a chi potrebbe osservarmi
col giubbotto rosso fare niente.
C’è un guardone ipotetico,
sarà dietro uno dei vetri.
Mi inventerò qualcosa da fare:
devo educatamente
dare spettacolo di me.
Mi costruisco una passeggiata.
C’è un sasso iniettato di trasparente.
Lo volo e lo riprendo al volo
perché sembri un gioco naturale.
Voglio appagare cortesemente
le aspettative dei probabili.
Decido la meta di questa scena.
Andrò a finire seduto
su un ceppo rimasto attaccato alla terra
con cerchi splendidi dentro
e il bordo rosso, di cedro morto.
Le scarpe faranno il resto.
Recito tutto
per essere amato una specie, quasi, da lontano.
Certo che sanno chi sono
ma qual è la mia storia?
Allora improvviso una noia sul torvo,
mi marchio di serio
per la situazione? Certo.
Invece io parlo
con me di che cosa mi manca.
Mi mancano tutte le cose morte
e mi mancano gli altri ma da sempre,
non da ora.
Non conosco l’altro ma lo piango.
Mi mancano lui e i suoi morti,
ma come lo dico. Rientro.
Non possono avermi visto.

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Si genera un vuoto.
Il mercato è stato
sulla piazza ancora un poco
per poi ripartire come un circo.
Le bestie sono venute
per riesumare le ricevute
di tra le trame delle mattonelle.
Le cifre digerite
hanno esiti insignificanti.
Senza dubbio tutto
esiste ma per scherzo
come un male che non sarà niente
come un morto ma tanti anni fa.
Si genera un vuoto.
L’antica convinzione di contare.
A vivere è chi crede di importare.
Perché noi mica viviamo, noi pensiamo.
Vive chi crede
e datosi un dovere è bestia.

Leonardo De Santis

Nell’immagine di copertina: Edward Hopper, House At Dusk, 1935, collezione privata. Nell’immagine fra le due liriche: Edward Hopper, The City, 1927, collezione privata.