Elena Cazzato, nostra redattrice di CHORUS, offre un forte contributo per la nostra rubrica HAUSMUSIK. Un contributo che nasce dalle paure, dalle ansie, dalle amare delusioni di questo tempo.

“Sono davanti a un laghetto, in mezzo alla natura e al silenzio, l’unico suono che odo è quello delle papere che ogni tanto starnazzano”, “sono davanti a un laghetto, in mezzo alla natura…”, “sono davanti a un laghetto,…”: cerco di ripetere questo mantra, mentre tutto precipita. C’è silenzio, sì, ma non sono in un laghetto.

Per niente. Sono a casa, racchiusa tra quattro mura, che sono sempre sembrate così ospitali e rassicuranti, mentre ora incombono, ogni giorno più strette. Sono a casa, mentre un misto di paura e ansia mi avvolgono in un vortice nero. Sono a casa e guardo il soffitto, mentre il mio futuro si sgretola. Il silenzio che sento non è rasserenante, il silenzio è il vuoto.

Potrei dedicarmi al pianoforte, alla musica, già, questo dovrebbe risolvere sempre tutto. Il mio pianoforte verticale è lì, pieno di polvere perché se mi manca la voglia di pensare, figuriamoci di pulire. Potrei spararmi 7 ore di studio in cuffia, sia mai far arrabbiare un vicino che a due piani di distanza “non riesce nemmeno a leggere per quanto stai pestando su quei tasti”. Evidentemente ha un DSA, ma non la cultura per riconoscerlo.

La cultura, già. Che fine farà? La cultura e la musica? Sicuramente la parola chiave è FINE. Chi se ne occuperà? Chi in tempo di pace ha tagliato ogni fondo possibile, forse? O chi ha riformato i Conservatori senza saper leggere nemmeno le note? No, forse chi, senza uno straccio di conoscenze, senza una laurea, senza saper mettere insieme un discorso con senso compiuto, si occupa di scegliere per le nostre vite. Forse se protestiamo ci diranno che offriranno 8 miliardi alla musica, sì, sì…

Come hanno fatto coi tamponi, le mascherine, i kit di sicurezza. “Stiamo distribuendo mascherine a tutti, i tamponi vanno fatti a tappeto per individuare anche gli asintomatici, test sierologici per i dipendenti di tutte le strutture sanitarie, i primi da tutelare sono medici e infermieri”. L’italiano medio, senza febbre, accende la TV o apre Facebook, e sente queste notizie, e rimane a casa, sentendosi al sicuro. Intanto il signore che abita sopra di lui non riesce a respirare, chiama il medico di famiglia, ha le mani legate, chiama l’ASL, non può prenderlo in considerazione se non ha la febbre a 42 e non è ancora diventato blu, chiama l’ambulanza, non c’è personale né posto in ospedale. Qualche giorno dopo la vicina gli porta la spesa, e lo ritrova sul divano, mentre si sta putrefacendo. Quella stessa vicina che ha avuto 37.5 per tre settimane, ma il medico non l’ha potuta visitare perché non gli hanno dato nemmeno una mascherina, a cui l’ASL ha chiuso il telefono in faccia. Intanto, essendo stata considerata non infetta, è potuta uscire, per buttare la spazzatura, per fare la spesa, e anche stando il più lontano possibile, quanta gente avrà incontrato? Sicuramente anche il tranquillone del piano di sotto che guarda la TV.

Se per la salute è stata riservata cotanta attenzione, che cosa verrà destinato alla cultura e alla musica? Forse parole, forse nemmeno quelle. Intanto i giorni scorrono, senza che nulla accada, intanto la cultura muore, e sui balconi bruciano le bandiere, intanto l’impasto è in frigo a lievitare, e la musica, la musica dov’è? Forse si è nascosta tra le papere, e cerca di non farsi notare.

Elena Cazzato