Grazie a Riccardo Malighetti, che in questo suo contributo per HAUSMUSIK ci racconta la storia tutta personale di una città di suoni che oggi tace più che mai…

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Era un venerdì sera d’autunno. Nella via che percorrevamo camminavano altre persone, tutte dirette alla nostra stessa meta. Entrati nella chiesa mi stupii di quanta gente già sedesse nei banchi: trovammo posto soltanto nelle ultime panche di sinistra. Iniziai a guardarmi intorno per cercare l’organo, finché uno scroscio d’applausi segnò l’inizio del mio primo concerto a Bergamo: era l’ottobre del 2008.

Da settimane giungono notizie drammatiche da Bergamo e dalla sua provincia: racconti di una città silenziosa, dove gli unici suoni che la riempiono sono quelli delle ambulanze e delle campane a lutto. Da lontano affiorano diversi sentimenti e il pensiero vola spesso là, ai confini della Pianura Padana, dove ancora mi legano tanti affetti. In questo momento voglio condividere con voi alcuni ricordi legati alla mia città, nella speranza di raccontare un po’ della sua vita artistica e culturale. Una realtà di nomi, istituzioni e appuntamenti che ogni anno riempiono di suoni le serate della città delle Orobie, dando l’opportunità di accostarsi alla musica a moltissime persone di tutte le età.

Anch’io misi timidamente piede nel mondo della musica grazie ai concerti che ebbi occasione di ascoltare: le tante esecuzioni alimentarono in me il desiderio di dedicarmi al suo studio.

Da quell’ormai lontano concerto ogni anno ho aspettato che venisse pubblicato il cartellone del Festival organistico internazionale, cercando di partecipare a tutte le serate in programma nelle varie chiese cittadine. Sulle loro panche ho avuto l’opportunità di ascoltare molti interpreti di fama mondiale: occorreva arrivare molto presto per trovare un posto, con il rischio di non trovarlo, tanta era la gente che accorreva.

Durante il periodo del liceo il numero degli appuntamenti concertistici si ampliò. Iniziai a frequentare il Teatro Donizetti, dove mi abbonai al Festival pianistico internazionale di Bergamo e Brescia. Presi un posto di galleria che non cambiai fino a quando non smisi di seguire la rassegna. Ricordo di una sera in cui non riuscii a smettere un attimo di dimenarmi sulla poltroncina, nel disperato tentativo di combattere il sonno incombente: suonava Grigorij Sokolov (non me ne vogliano male gli amici pianisti…).

E sempre al Donizetti mi approcciai anche al mondo dell’opera. Ma la serata che ricordo con più affetto non è legata né al pianoforte né all’opera: un’antivigilia di Natale fu rappresentato lo Schiaccianoci: usciti dal teatro, con la musica che ancora ci risuonava nelle orecchie, trovammo la città coperta di una neve fresca che imbiancava imperterrita le strade.

Scoprii poi casualmente il programma di una stagione concertistica che ancora non conoscevo: conobbi così la Sala Greppi, piccolo teatrino dai colori d’autunno. Anche qui bisognava stare attenti alla pubblicazione del programma della rassegna, perché i biglietti per i concerti più importanti si esaurivano in pochissimo tempo.

E infine sono venute le sontuose serate in Cattedrale: Gabrieli, Bach, Pergolesi, Fauré, Vierne. Tutti i concerti della Cattedrale dovrebbero essere interrotti alle dieci in punto per lasciare suonare il “Campanone”, la grande campana della torre civica che con i suoi cento rintocchi chiude al silenzio tutte le giornate di Bergamo. Ma non sempre però la pausa viene rispettata… potete immaginare il risultato?

A pochi passi dal Duomo trova dimora una delle più antiche istituzioni musicali della città: la Cappella musicale della Basilica di S. Maria Maggiore, che ogni domenica accompagna le funzioni liturgiche alla presenza di due illustri inquilini: in fondo alla navata riposano Gaetano Donizetti e Giovanni Simone Mayr, il suo maestro.

Tutto questo mondo di suoni ora riposa, attendendo che ritorni la normalità. Sarà difficile rimettere in moto l’intera macchina che anima la vita musicale bergamasca; non dubito però della buona volontà e dell’entusiasmo di tutti coloro che ogni anno vi dedicano molte energie: è grazie al loro impegno, talvolta davvero da “dietro le quinte”, che è possibile godere di una così ricca programmazione, che peraltro non si esaurisce nelle rassegne di cui ho parlato.

C’è un motto che mi piace sempre ricordare quando penso alla mia città, un motto che descriva bene la sua forza: Berghem de sass. La ferita di questi mesi rimarrà incisa nel cuore della città, sarà una nuova scanalatura nella sua roccia. Riapriranno i teatri, nelle chiese torneranno i concerti d’organo e le campane suoneranno nuovamente a festa. Spero che la memoria del dolore di queste settimane e delle persone che lottano ogni giorno non cadrà nel silenzio, e che anche il mondo artistico bergamasco sappia trovare il giusto spazio da dedicarle. Ora non dobbiamo fare altro che rimanere saldi a quella roccia, aspettando che la tempesta passi.

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Riccardo Malighetti

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Al link sotto lo stralcio di un concerto tenuto lo scorso autunno dalla Cappella musicale di S. Maria Maggiore. Dirige l’ensemble vocale il Maestro Filippo Maria Bressan.