Un grazie di cuore a Giuseppe Rossi, docente di Storia ed Estetica della musica al Conservatorio “Martini”, per questo contributo su HAUSMUSIK. Nell’articolo il racconto avvincente di una partitura che parla di resistenza e del superamento della paura…

Riflettendo sul piccolo contributo che volevo offrire a Hausmusik mi è tornato alla mente un episodio della storia musicale del Novecento che può suggerire qualche assonanza con la situazione attuale nel testimoniare il sorprendente potere in certi casi assunto dalla musica nel superare le barriere più insormontabili e nel combattere i nemici più pericolosi. Non rivelo nulla di nuovo, sono circostanze storiche che tutti conoscono ma che mi piace qui rievocare per tutti i musicisti “sotto assedio”.

E’ una bella storia di sacrificio, eroismo e speranza, avvincente come la trama di un film. Mi limiterò a raccontarla per sommi capi lasciando ad ognuno il compito di associarne i fatti a questi giorni così difficili di costrizione e magari di trarne qualche eventuale insegnamento.

Nel giugno del 1941 le forze armate tedesche invasero l’Unione Sovietica e nonostante la forte resistenza incontrata nel mese di settembre giunsero alle porte di Leningrado accerchiandola e bloccando quasi tutte le vie di rifornimento. L’assedio durò 900 giorni, fino al gennaio del 1944, e per la cittadinanza furono giorni di privazioni crudeli resi angosciosi dalla fame, dal freddo e dalle epidemie, oltre che dai bombardamenti martellanti. All’inizio dell’invasione Dmitrij Šostakovič si trovava in vacanza con la famiglia in una dacia a Komarov. Rientrato prontamente nella sua città per tre volte tentò di arruolarsi come volontario nell’Armata rossa ma, miope e cagionevole di salute com’era, fu scartato dalle autorità militari. Dovette accontentarsi di essere inserito in un gruppo di controllo per spegnere eventuali incendi e destinato a piantonare il tetto del suo Conservatorio, dove a diciannove anni si era diplomato e dal 1938 insegnava composizione. Una curiosa foto pubblicata il 20 luglio 1942 sulla copertina della rivista “Time” lo ritrae impegnato in questo compito con in testa l’elmetto da pompiere.

In questa atmosfera di isolamento e terribili difficoltà nel luglio 1941 il musicista iniziò febbrilmente a comporre la sua Settima Sinfonia configurandola come un reportage sonoro degli eventi storici che stava vivendo e allo stesso tempo come un messaggio di speranza nella vittoria finale tanto da precisarne i contenuti, nella prima stesura, con titoli abbinati ai quattro movimenti: La guerra, Il ricordo, Gli spazi sconfinati della patria, La vittoria. Per lavorarvi spesso restava ostinatamente a casa anche quando i suoi familiari erano costretti dai bombardamenti a raggiungere precipitosamente i rifugi. Obbligato in ottobre a trasferirsi a Kujbyšev, insieme ad altri musicisti e intellettuali come Kabalevskij, Šebalin, Ojstrach, Ejzenštejn ed Erenburg, il 27 dicembre vi terminò l’imponente Sinfonia.

In quella cittadina degli Urali, dove erano sfollati anche i complessi del Teatro Bol’šoj, la Settima venne eseguita per la prima volta il 5 marzo 1942 sotto la direzione di Samuil Abramovič Samosud suscitando un’emozione enorme. Pochi giorni dopo lo stesso direttore la presentò a Mosca e altre esecuzioni seguirono in tante città della nazione, mentre si facevano sempre più pressanti richieste dagli Stati Uniti e dall’Inghilterra di poter conoscere la partitura diventata un simbolo della tragedia di Leningrado e della volontà di riscossa del popolo sovietico. Nella Leningrado stremata dall’assedio quella musica di dolore e di speranza fu ascoltata il 9 agosto 1942 nella Sala Grande della Filarmonica sotto la direzione di Karl Eliasberg. L’Orchestra della Radio, ormai ridotta a pochi elementi, fu rimpinguata per l’occasione da strumentisti richiamati dal fronte e in certi casi addirittura trasferiti dagli ospedali.

L’esecuzione venne trasmessa in diretta dalla radio e diffusa dagli altoparlanti per strada, perfino nella periferia della città con le famose casse “svetlana” rivolte verso le truppe tedesche, così da far sentire loro che Leningrado non si arrendeva. Stando ai ricordi del direttore Eliasberg, anni dopo due soldati tedeschi che avevano partecipato all’assedio gli avrebbero confessato: “Quel 9 agosto 1942 ci rendemmo conto che avremmo perso la guerra.”

Frattanto la partitura microfilmata era giunta in Occidente trasportata avventurosamente in treno da Leningrado a Mosca, in aereo da Mosca a Teheran, in auto da Tehran al Cairo e da qui di nuovo in aereo a Londra e a New York. Il 22 giugno Henry Wood e la London Philharmonic Orchestra ne dettero un’esecuzione radiofonica, poi replicata una settimana dopo in un concerto pubblico alla Royal Albert Hall.

Maggiore risonanza ebbe però la prima americana del 19 luglio 1942 a New York con l’Orchestra della Nbc diretta da Arturo Toscanini, fra gli artisti che maggiormente si erano impegnati a combattere contro il fascismo. Trasmessa da più di mille stazioni radiofoniche negli USA e in Europa e ascoltata da oltre 20 milioni di persone, quell’esecuzione sembra non piacesse al compositore ma come nessuna altra ebbe il potere di procurargli notorietà internazionale, di far conoscere la Sinfonia e veicolarne il messaggio.

Nel generale coro di giudizi elogiativi, in buona parte viziati dalla propaganda politica, già all’epoca non mancarono critiche mosse sul piano estetico alla magniloquenza, alla prolissità e alla smodata carica retorica di una partitura che oggi generalmente non siamo più propensi ad includere fra gli incontestabili capolavori di Šostakovič. Nel suo taglio epico e potentemente narrativo di documentario storico in suoni la Settima resta però un esempio formidabile della capacità di un’opera d’arte di farsi specchio della realtà e di elevarsi come un baluardo contro l’orrore. Non a caso, sotto questo aspetto, da molti fu paragonata a Guernica di Picasso.

Al link Šostakovič che suona al pianoforte un frammento della Settima. Dice in russo: La mia Settima Sinfonia è ispirata ai terribili eventi del 1941. Alla nostra lotta contro il fascismo, alla nostra prossima vittoria sul nemico, alla mia città natale di Leningrado, dedico questa composizione. Suonerò un estratto della prima parte della Settima Sinfonia.

 https://www.youtube.com/watch?v=nOKL_q-Ribs

Giuseppe Rossi