Da settimane abbiamo affidato alla webcam dei nostri computer la socialità, ci riempiamo la bocca – ma anche le ore – di smart working, abbiamo scoperto l’esistenza di infinite piattaforme su cui collegarci con i nostri compagni/ colleghi/ amici e l’umanità ci appare tutta attraverso celle da cui ognuno si sporge in inquadrature il più delle volte poco lusinghiere e che spesso sottolineano outfit sportivissimi e volti trasandati. Sul fondo poi campeggiano paesaggi domestici variegati, tra incursioni immancabili di bambini e particolari d’arredo insospettabili. Così nel tardo pomeriggio di martedì 7, stesso tempo in cui si consumava il tragico fallimento del tavolo da ben 16 ore tra i ministri dell’Economia e delle Finanze della zona euro, si è avuto anche un più amichevole e contenuto ritrovo, rigorosamente in remoto, tra la presidente Jadranka Bentini e il direttore Vincenzo De Felice del Conservatorio “G.B. Martini” – artefici dell’iniziativa – e l’assessore al bilancio del Comune di Bologna Davide Conte. Moderatore e intervistatore era Massimo Marino, caporedattore di Chorusmartini. Presente, oltre al sottoscritto, anche la giornalista del “Corriere della Sera Bologna” Paola Gabrielli. Finalità: fare il punto della situazione, ma soprattutto pensare al rientro postemergenziale, alla ricostruzione di una normalità che, sia da un punto di vista sociale che economico, sarà certamente messa a dura prova. E allora il Conservatorio porge all’Amministrazione comunale una mano, le ricorda il ruolo tattico che l’istituzione ha sul territorio e, per sineddoche, la cultura tutta in una situazione di emergenza e di crisi.

“Che cosa suggerisce questo silenzio, in verità molto popolato di parole, ai musicisti e alla cultura in generale?” chiede Marino. De Felice ammette che il silenzio assordante del Conservatorio in questi giorni è una esperienza provante, tuttavia ritiene che mai come in questo silenzio gli addetti ai lavori stanno prendendo consapevolezza di quanto manchino agli altri. Anche l’exploit di esibizioni domestiche, più o meno arrangiate, sui social testimonia una nostalgia evidente per la socialità della musica. C’è dunque buona ragione di credere che, a cose finite, sia il pubblico sia gli artisti tornino a frequentarsi con maggiore consapevolezza del valore dell’arte.

Anche Bentini ritiene che il silenzio, così costitutivo dell’arte musicale, lasci emergere molta nostalgia, ma sia l’occasione per dotarsi degli strumenti più adatti per affrontare un futuro complicato.

Quali, dunque, i cambiamenti che avverranno dopo questo isolamento? In meglio o in peggio? De Felice riflette come dalla grande carica emotiva degli eventi possa nascere l’impulso a una creatività florida. La voglia di fare sarà certamente il carattere migliore del prossimo futuro. Per quanto riguarda il peggio, il direttore condivide una preoccupazione sui metodi e gli strumenti cui questa quarantena ci ha giocoforza costretti. Ritiene infatti che un uso delle tecnologie, come lo stiamo vedendo in supporto della didattica in questa fase emergenziale, sia sopravvalutato e debba ridimensionarsi alla sua funzione di surrogato. Sia tecnicamente che esteticamente infatti non può sostituire il valore fisico del contatto umano, mentre abusarne può significare un imbarbarimento degli ascoltatori, di cui non bisogna incoraggiare l’onnivorismo indiscriminato.

Ovviamente, le lezioni online di strumento si stanno tenendo “di necessità virtù”, anche e soprattutto per non trascurare l’aspetto umano. Ma, ad esempio, il problema delle diverse disponibilità domestiche di ciascuno può essere molto invalidante nello studio di uno strumento. In ogni caso il Dipartimento di Musica Elettronica e molte discipline teoriche riescono più naturalmente a portare avanti i programmi grazie alla didattica online.

Conte, già assessore alla cultura e da sempre ospite e frequentatore affezionato del Martini, ha ringraziato per il confronto e, pur avendo premura di sottolineare la sua funzione molto tecnica in seno alla giunta, non ha lesinato riflessioni di più ampio respiro. In particolare, la posizione dell’assessore è così riassumibile: in molti in ambito di bilancio, negli ultimi anni, hanno sempre confuso la cultura, un complesso vivaio di progettazione e di gestione del capitale umano di un territorio, con gli eventi, ossia un prodotto. Il silenzio di questi giorni, in cui l’evento si è necessariamente fermato, può divenire, per economisti e politici, il momento adatto per una inversione di paradigma, ad esempio, con 17 obiettivi dello sviluppo sostenibile concordati in sede Onu (leggere qui: https://www.aics.gov.it/home-ita/settori/obiettivi-di-sviluppo-sostenibile-sdgs/).

De Felice rincara ricordando come l’evento è il punto di arrivo di un percorso che deve accompagnare il fruitore in una acculturazione, un’opera di formazione di un pubblico che il Conservatorio ora può e deve fare, anche se colpevolmente ha mancato di fare per molti decenni. Non bisogna avere paura del coraggio nelle programmazioni, con titoli e repertori impopolari o poco conosciuti, svelando al pubblico anche i meccanismi che sostengono la preparazione, facendogli così prendere consapevolezza reale di tutto un processo e non solo della sua conclusione. Per fare ciò, il Conservatorio chiede però maggiore attenzione alle istituzioni che per prime devono favorire chi sul territorio si spende tradizionalmente e professionalmente per la cultura, guardandosi dal favorire legami con realtà improduttive nell’ottica sopra illustrata.

Inoltre, la presidente ricorda come, purtroppo, anche lo stanziamento per i lavori di riqualificazione dell’istituto è messo in discussione dal grave momento presente, ma si augura si possa comunque partire con i lavori.

“Quali le priorità del Conservatorio alla ripresa?” chiede Marino. De Felice sottolinea la necessità di recuperare la didattica e annuncia probabili aperture domenicali e oltre gli orari consueti, anche in previsione del caldo estivo. Inoltre, a costo di sacrifici, sarà un segnale importante per l’istituto esser pronto a risalutare il suo pubblico immediatamente, seppur in condizioni di sicurezza. Magari in piazza.

L’ assessore al bilancio del Comune di Bologna Dott. Davide Conte

A chiusura dell’incontro mi concedo una domanda all’ assessore e chiedo se l’amministrazione potrebbe considerare un coinvolgimento attivo degli operatori culturali cittadini in consulenza per una progettazione a lungo termine. Conte risponde con una riflessione articolata: Bologna può permettersi fino a circa 13 milioni fra aiuti e sconti alle famiglie e ciò è possibile grazie a un ottimo bilancio, che a sua volta è dovuto non solo alla lotta all’ evasione ma a un capitale culturale e sociale unico in Italia. La riscossione come il capitale imprenditoriale tout court, dice l’assessore, sono il prodotto e non l’origine della ricchezza che, per quanto possa apparire sentimentale, è nella storia della città: 900 anni e passa di tandem tra istituzioni comunali e produzione culturale all’ avanguardia. “Quello che è mancato alla politica in molti anni” continua Conte “è capire la funzione che deve giocare la cultura: non ponendosi questo problema ha spinto le comunità nelle periferie della storia, estromettendo l’uomo. Per questo è importante il dialogo con gli uomini e le donne della cultura. Il paradosso è tutto lì: pensando che la quotidianità ci basti non capiamo più la necessità di un lavoro di riflessione e di progettazione di medio o lungo periodo. Funzione della politica non è gestire la quotidianità, ma la storia d’una comunità. Se diamo per scontato che lo spazio è più importante del tempo, allora vince Salvini con i suoi confini. Invece per me è il tempo il lavoro della politica e da lì bisogna ricominciare a ragionare”.

Diego Tripodi