Ringraziamo di cuore Miriam Fantacone, che in questo articolo per HAUSMUSIK ci ricorda come la musica possa far viaggiare nel tempo, come possa dare nuovi sensi al nostro tempo. E ci regala l’ascolto di un grande classico…

Da grande sostenitrice dell’importanza dell’educazione musicale per tutti – in ogni scuola di ordine e grado, e non soltanto per pochi eletti, figli di musicisti o talentuosi dall’età di tre anni – sostengo a gran voce che questa disciplina abbia un potenziale formativo inimmaginabile. Non solo ci permette di allenare le nostre capacità cognitive e metacognitive, di sviluppare proprietà di linguaggio, di formare la nostra personalità, di conoscere la nostra cultura e rispettare le altre; essa è soprattutto capace di una magia: presentificare il passato. Non è affascinante? Presentificare significa recuperare dal passato e riportare al presente eventi pubblici o privati, indagandoli alla luce della sensibilità attuale.

In questi giorni di smaterializzazione temporale ho avuto occasione di ascoltare “Ritratto di città”, una composizione di musica elettronica e concreta di Bruno Maderna e Luciano Berio (testo di Roberto Leydi) realizzato nel 1954 nello Studio di Fonologia di Milano. Il brano fu un esperimento di laboratorio drammatico: di sonorizzazione di un testo. Parola e suoni ripercorrono e narrano una giornata milanese: dall’alba alla notte. La composizione racchiude quindi il racconto di momenti e luoghi di una giornata, ma anche della vita dei singoli individui: è un ritratto acustico di suoni, rumori e voci (di vita?).

Potete immaginare come suoni una Milano anni Cinquanta, come suoni la maggiore potenza politica e culturale della Renaissance dell’Italia postbellica. Un viaggio fianco a fianco a treni, macchine da scrivere, tram…ma non mancano anche voci di bambini.

La giornata milanese inizia però nel silenzio. Riporto l’inizio del testo di Leydi:

“È molto difficile spiegare come succeda e perché succeda. È anche molto difficile sorprenderlo, scoprirlo. Parlo naturalmente di quel minuto, o di quell’ora, o di quel secondo – non importa – in cui a ogni nuovo risveglio di mattino la città si ritrova tutta, improvvisamente e con sorpresa, coperta dal silenzio.”

Ho riflettuto con triste stupore che quel “minuto, ora o secondo” in realtà oggi dura ormai da ore, giorni, settimane. E allora ho iniziato a immaginare a occhi chiusi come suoni questo nuovo ritratto di città di Milano…

Miriam Fantacone