Io avrei voluto esserci a quegli incontri tra musica e letteratura, tra interprete e ascoltatore attento, tra due creativi che hanno fatto dell’arte la loro ragione di vita, insomma, rispettivamente, tra Ozawa Seiji e Haruki Murakami. Avrei voluto esserci per non perdermi quei grandi gesti con cui Murakami ci svela che Seiji accompagna il suo “linguaggio un po’ ruvido”, ma che forse proprio per questo ci arriva con “un’immediatezza straordinaria”, e anche per poter gustare onigiri e tè e respirare tutta la “giapponesità” che si percepisce da queste pagine. Avrei voluto esserci anche per poter ascoltare direttamente i dischi che ascoltavano i due, e di cui Murakami ci fornisce i minutaggi esatti. Sarebbe stato molto bello se l’Einaudi fosse riuscita a fornire, ad esempio, un QR code per rimandare all’intera playlist prevista dal libro, dal primo concerto per pianoforte e orchestra di Brahms con Glenn Gould e diretto da Bernstein, a Le sacre du printemps di Stravinskij passando per la prima sinfonia di Mahler nella versione della Saitō Kinen Orchestra diretta proprio da Seiji. Sì perché Assolutamente musica è un libro da ascoltare, per forza, perché si parla soprattutto di suono, di come questo cambi da un’orchestra a un’altra, di come un interprete possa cambiare e migliorare nel tempo, del compito del direttore d’orchestra, di come nel confronto con i musicisti, anch’essi professionisti, debba trovare compromessi “o insistere fino a convincerli ad accettare la sua visione”. Si tratta, infatti, soprattutto di un viaggio all’interno del mondo dell’orchestra, habitat naturale di Seiji, allievo di “Lenny” (Bernstein), così diverso da quello di Murakami, abituato alla solitudine che lo scrivere comporta.

Il libro nasce a causa della pausa forzata che Seiji ha dovuto imporre al suo lavoro nel 2009, per via di un tumore all’esofago, cosa che gli ha dato occasione di fermarsi, e di parlare di musica come, confessa, non aveva mai fatto. E di farlo con uno scrittore e amico, non solo melomane e “collezionista maniacale”, ma “che ama la musica come nessun altro”.

Pensando all’eziologia del libro viene subito alla mente I miei martedì col professore, di Mitch Albom, che contiene più che altro lezioni di vita, e in cui, però, sono un allievo e un maestro a confrontarsi. In questo caso, invece, colui che nel campo musicale avrebbe dovuto essere maestro, è più spesso colui che impara, così come ogni insegnante scopre di non aver mai imparato tanto come quando insegna. È facile, quindi, per chi non conosce la musica immedesimarsi in Murakami, alla ricerca dei perché, mentre per gli esperti del campo immedesimarsi in Seiji, e cercare di capire se avrebbe dato le stesse di risposte del Maestro, indaffarato e stupito a pensare a cose a cui non aveva mai pensato.

Il libro è diviso in conversazioni intervallate da interludi, con l’aggiunta di Una piccola città svizzera, capitolo che si trova tra la quinta e la sesta conversazione (sull’insegnamento): la descrizione dal punto di vista di Murakami della settima edizione della Seiji Ozawa International Academy Switzerland, seminario per strumenti ad arco di una decina di giorni che si tiene a Rolle, appunto una piccola città svizzera. Il capitolo è molto interessante perché svela da dove viene la «buona musica»: lo scrittore si fa testimone auricolare, infatti, di come questa nasca sì grazie allo studio, al talento, all’impegno, ma soprattutto a causa di una scintilla, e poi di una magia. “In mancanza di una delle due, niente «buona musica»”. Frase che sta lì a spiegare a tutti i musicisti quell’inspiegabile momento in cui ci si accorge che le note che si stavano studiando in sequenza da mesi, a un certo punto, un bel giorno di primavera, diventano musica, senza che noi riusciamo a spiegarlo razionalmente, solo perché hanno trovato la loro scintilla e la loro magia.

In questi giorni così stranianti per chi è abituato a essere sempre indaffarato, allora, mi piace concludere con le parole che il direttore d’orchestra ci lascia proprio nelle ultime pagine: “l’operazione non mi aveva portato solo guai. No, non tutto il male viene per nuocere, nemmeno una grave malattia. Perché lascia molto tempo libero”.

Roberta Rimondi

Murakami Haruki, Ozawa Seiji, Assolutamente musica, traduzione di Antonietta Pastore, Torino, Einaudi, 2019, pp. 312.