Non è facile scrivere una pulce, di questi giorni. La loro snervante pato-tanatofobia non mostra alcuna sensibilità verso un animaletto che, come il nostro, ti si appiccica addosso senza essere visto, e poi ti tormenta e non ti molla. In questo assurdo Carnevale abbiamo appeso le maschere agli armadi, le scarpe al chiodo, le cetre ai salici. Che è assurdo un Carnevale senza musica, strepito, eccesso, un carnevale che rinunci a essere assurdo. Suona il silenzio ancor più tetro, di questi giorni, come se fosse impossibile che prima o poi – perché sarà così – ritorni quotidianità, voce e musica.

Non voglio venir meno al proposito di una pulce carnevalesca, eppure bisognerà ravvivare un po’ questo mortorio, e coprire il silenzio d’ironia. Per fare l’equilibrista su questo filo chiamo allo scoperto l’ironico silenzio in musica a firma del gran macabro, il più lucido-ludico creatore di suoni venuto dopo Stravinskij: Ligeti, György Sándor.

Che nel 1961 compone tre Bagatelle per piano solo, dedicate al memorabile David Tudor, che ne fu il primo esecutore. Durata variabile a seconda degli interpreti, ma comunque risibile.

Un’esaustiva analisi dei tre pezzi potrebbe essere quella che segue. La prima bagatella: un lungo do diesis nel grave, dolcissimo. Corona / La seconda: una pausa di intero, molto espressivo. Corona / La terza: ancora una pausa di intero, ma più lento. Corona / volendo esagerare, se il pubblico furoreggia, il bis è scritto per intero: una pausa di sedicesimo, tempo primo. Passo e chiudo.

Per segnalare il passaggio da una bagatella all’altra basta che l’esecutore volti la pagina dello spartito, la fine del ciclo è da segnalare alzandosi in piedi e inchinandosi al pubblico.

Roba vecchia, un po’ Dada, dirà qualcuno, tanto più che il famoso 4’33’’ di John Cage data a nove anni prima delle nostre bagatelle. Ma senza dubbio Ligeti conosceva e aveva ben presente la provocazione dell’amico statunitense, la provocazione che fece tanto furore! E forse le sue Bagatelle la superano per creatività, con questa reiterata ma ben più ironica scrittura di silenzio. Quasi si potesse fare a gara a chi ha più estro nel dir niente. O nel dir tutto. A fare ironia – un po’ di Carnevale – persino sul silenzio, con tutti i mezzi possibili. A cominciare dal titolo sornione di bagatelle: pulci in musica no? Fastidiose, ispide pulcette schernose. Ma quel bis di silenzio scritto fa proprio morire, anche senza corona…

Giorgio Musolesi