Con un’apertura scaligera balzata agli onori della cronaca per i fortunati record di share – ben il 15 per cento – e di incassi – 1920 presenze in sala per un totale di due milioni e 559 mila euro -, Tosca torna molto presente nell’ immaginario collettivo, in questo 2020, sempre che ne fosse mai uscita. L’opera pucciniana è, in effetti, caso emblematico di mitologia moderna. Di gran lunga il lavoro più iconico del teatro del maestro lucchese, grazie alle ineguagliate caratteristiche di concisione drammatica e di appassionante abilità narrativa, appunto, vedeva subito dopo la prima del lontano 1900 una diffusione mondiale improntata a una vera impresa di conquista dell’affezione del pubblico. Un’affezione che ha nell’interpretazione capolavoro di Puccini la maggior artefice, ma certamente ottimi presupposti in un soggetto, quello omonimo del dramma di Sardou, che aveva coltivato un terreno planetario di favori. Quanto Tosca ha saputo incarnare il sentimento poetico del suo tempo lo si decifra dalla fortunata accoglienza, ma è la storia posteriore fatta di riprese, elaborazioni, omaggi e ispirazioni all’originale pucciniano che farà dello stesso l’emblema mitico sempre contemporaneo, sempre presente, di cui prima si accennava. Questo è ben spiegato con succinta dovizia, da Emilio Sala nella prefazione a Tosca, graphic novel di Sara Colaone, uscita fresca fresca per l’editore Solferino, ma soprattutto per tutti i melomani, i pucciniani o, comunque, gli appassionati della classica mai sazi di proposte curiose.

Il volumetto conduce una tecnica molto vicina a quella di tante scelte registiche che reinventano luoghi e tempo delle trame originali sfruttando assonanze tematiche; una scelta non di rado sottoposta a severo giudizio, a causa di un rischio estetizzante molto concreto. In particolare, il nostro romanzo a fumetti gioca su un duplice, se non triplice, livello narrativo: quello storico dei fatti attorno alla nascita dell’opera e uno fittizio ambientato nella Roma degli anni di piombo, diviso tra una narrazione onnisciente e una storia parallela che va a sovrapporsi alla trama operistica. Tuttavia non avviene fra quelle vignette la dispersione registica che spesso in scena fa torto alla essenza dell’opera. Anzi, dalla penna e dal progetto della Colaone traspare il grande sentimento di devozione per il lavoro pucciniano. Oseremmo dire persino troppo, allorché il ritmo del racconto passa in primis dalle parole didascaliche e un po’ pedanti del mentore Gualtiero, impegnato a evocare aneddoti e personalità che puntualmente fanno la loro comparsa fra le pagine con la loro brava targhetta identificativa. Una scelta un po’ ingenua e che ci fa sorridere, ma con un sorriso benevolo e divertito. Questo lavoro è, in effetti, un passatempo molto piacevole per chi voglia allietarsi vedendo in immagini quelle nozioni che conosce a menadito e che, magari, tante volte nella sua fantasia aveva prodotto non poi così dissimilmente. Ma è anche vero il contrario e cioè che il volume si pone come un ottimo e gustoso strumento di divulgazione per chi ancora nulla conosce del capolavoro che gli da il titolo, fine chiarificato anche dalle volontà che stanno dietro la pubblicazione, quelle di Biagio Scuderi e Opera Atlas.

Insomma, nel lungo percorso senza pause né rallentamenti con cui Tosca è stata reinventata, nuovamente immaginata e, in definitiva, rivitalizzata, si potrà contare ora anche un nuovo caratteristico tassello nella forma del graphic novel, un contributo al mito inatteso e meritatissimo.

Diego Tripodi

Tosca, graphic novel di Sara Colaone, Milano, Solferino, 2019, pp. 119, euro 16,00