La microtonalità, ossia l’impiego di intervalli inferiori al semitono della corrente accordatura temperata, è ampiamente presente nel patrimonio musicale di tutto il mondo, dall’Indonesia all’India, da Bali al Giappone e via dicendo. Sembrerebbe quindi che il crescente impiego di intervalli microtonali, preconizzato da Busoni e sempre più diffusosi in Europa nel corso del Novecento quale mezzo di ampliamento del linguaggio musicale, non sia altro che la scoperta dell’uovo di Colombo; in realtà, è ormai accettato da tutti i musicologi il fatto che anche in Europa, prima della uniformità dei canti liturgici voluta da Carlo Magno, la microtonalità fosse egualmente diffusa, fatto naturale se si considera l’influsso del canto ebraico e arabo, entrambi ricchi di inflessioni melodiche quartitonali. Il perfezionamento della scrittura musicale fece il resto, imponendo una necessaria semplificazione che ha, di fatto, cancellato, dalla musica scritta, qualsiasi cenno di intervallo inferiore al semitono: tuttavia i canti del folclore stanno lì a dimostrare quanto la microtonalità fosse sotto gli occhi di tutti, e che bastasse solo prestarvi attenzione con diverso orecchio per farne tesoro. Mettere in luce la doppia anima della microtonalità, quella primigenia di mezzo espressivo naturale dei popoli, e quella di mezzo di ricerca sonora, è stato l’intento del concerto informale tenutosi il 23 gennaio nell’ex-palestra del Conservatorio “G. B. Martini” organizzato da Nicola Baroni, violoncellista esperto della musica di oggi e docente nello stesso istituto.

Vahid Hosseini

La prima parte dell’evento è stata infatti affidata a Vahid Hosseini, musicista iraniano residente in Italia quale studente di composizione che, dopo aver illustrato al pubblico il sistema musicale iraniano e la microtonalità presente nei suoi tetracordi, ha dato saggio pratico in una improvvisazione al setar, strumento a corde della tradizione iraniana. Collegamento alla seconda parte del concerto è stata una breve composizione per violoncello dello stesso Hosseini, eseguita da Baroni: in questo breve pezzo il compositore ha cercato di coniugare il sistema tetracordale della sua cultura al pensiero compositivo della musica occidentale, in un interessante preludio a una serie di cui attendiamo il completamento e che potrà dare misura della reale riuscita dell’operazione.

Oltre che violoncellista, Baroni è egli stesso autore di musiche e, soprattutto, esploratore delle possibilità di interazione in tempo reale tra strumenti e manipolazione elettronica tramite apposito software, che, collegato allo strumento, plasma di volta in volta il percorso musicale dando vita a un’affascinante osmosi nel saggio di cui ha dato prova.

Nicola Baroni

Ci si è poi volti alla musica di due classici del Novecento, esploratori di opposte conseguenze della microtonalità: tanto Iannis Xenakis (1922-2001) è materico e stringe un rapporto fisico con la materia del suono plasmata in tutta la sua evidenza mettendo in luce una primigenia forza di elementi, quanto Giacinto Scelsi (1905-1988) tende al ripiegamento meditativo, alla ricerca delle oscillazioni e dei battimenti dell’uomo alla ricerca di un unisono originario col cosmo.

Ammirevole l’interpretazione della violinista Silvia Mandolini che ha eseguito i due impervi Mikka e Mikka-S, autentici capolavori del repertorio violinistico moderno e tra i pochi, insieme ai Capricci di Sciarrino, ad aver aperto una nuova dimensione sonora allo strumento: tutta l’energia cinetica della incandescente materia sonora è stata abilmente resa con un senso architettonico che si può ben definire ampiamente espressivo.

Silvia Mandolini

Il Trio di Scelsi, composto nel 1958 è, come si diceva, opera di segno diverso: qui di nuovo Silvia Mandolini e Nicola Baroni, affiancati dalla violista Monica Cotechini, hanno dato prova di saper immergersi – e fare immergere l’ascoltatore – nell’aura singolare del pezzo. In effetti. se all’ascolto il Trio può sembrare ai meno avvertiti che non presenti particolari difficoltà, è in realtà assai difficile la resa efficace delle oscillazioni microtonali rigorosamente prescritte in partitura, che devono emergere con la massima naturalezza possibile. Con Scelsi ha avuto termine il concerto, cui lo scelto pubblico ha tributato calorosi applausi.

Alessio Romeo