In occasione del concerto di sabato 18 gennaio, nella rassegna Concerti d’autunno del conservatorio G. B. Martini di Bologna, abbiamo fatto qualche domanda al maestro Faziani.

Il programma del concerto si presenta diviso in due parti molto diverse: un primo tempo dedicato a Bach, in una sua trascrizione, e un secondo tempo tutto proiettato al 900, con composizioni sue, di Paul Bonneau e di un autore contemporaneo, Paolo Geminiani. Da dove nasce quest’idea? C’è un filo conduttore tra le due parti?

Il programma che ho scelto è innanzitutto un programma che mi diverte, e che mi mette in gioco, cosa che potrebbe anche essere di spunto per gli studenti. Le due parti del programma sono certamente in contrasto tra loro, ma questo è per fare un percorso, un viaggio musicale che dall’antico arriva ai giorni nostri. Può sembrare scandaloso suonare Bach col sax, ma ormai il sax dovrebbe aver superato certi steccati e muri che un tempo magari aveva, e ora può permettersi anche di suonare Bach, anche se non si potrebbe perché lo strumento nasce nel 1844 e all’inizio ha incontrato tante difficoltà.

Ci può illustrare i brani contemporanei che suonerà, dato che sono certamente meno conosciuti delle suite per violoncello di Bach?

Suonare questi autori contemporanei, che quindi conoscono lo strumento in un certo modo, dà modo di creare effetti, di far sentire suoni anche nuovi, soprattutto Geminiani e anche Sasso caveoso, brano descrittivo di alcune sensazioni che ho provato in un mio viaggio a Matera di due anni fa. Infatti, mentre stavo seguendo Francesco, un ragazzo che ci faceva da guida per la città mi immaginavo dei suoni, e mi veniva in mente soprattutto il suono del sax soprano, con un timbro quasi da oboe, che è forse il tipo di sax più difficile da suonare. Il brano inizia con un effetto dato dal sax di vento, e da un suono acuto che vorrebbe ricordare il verso dei gabbiani, per poi lasciare spazio a una melodia rupestre, una specie di salmodia, in ricordo delle tante chiese rupestri conservate quasi intatte a Matera, data la loro particolare natura calcarea. Poi ancora il sax tenta di riprodurre una transumanza delle tipiche mucche podoliche dal Tavoliere fino al Sasso, fino ad arrivare alla processione della Madonna della Bruna, molto sentita in città, con un effetto di terzine che si susseguono, nel comporre la quale mi sono anche immaginato la banda che io dirigo. Questo stesso tema torna poi alla fine, dopo una parte che vorrebbe rappresentare un momento goliardico, di cene e divertimenti, come una sorta di monito. Il brano di Paul Bonneau che ho scelto, invece, è molto romantico, ma allo stesso tempo molto tecnico, perché il sax fa la melodia e l’accompagnamento insieme. Geminiani, invece, è un mio vicino di casa, e ho conosciuto il suo pezzo quasi per caso, quando me ne ha parlato una volta in cui eravamo a cena insieme. È un pezzo scritto molto bene per sax alto, nel suo registro.

La difficoltà della prima suite per violoncello è proverbiale, è così anche per il sax, con le dovute differenze strumentali? E che cosa può “aggiungere” un’interpretazione col sax a un pezzo di Bach?

Sicuramente è molto difficile anche per sax, ma la cosa particolare è che noi sassofonisti possiamo aggiungere più respiro, forse, e riusciamo a rendere più fluidi i tempi veloci, ad esempio nel minuetto della seconda suite. In questo modo ci divertiamo molto a suonarli.

Quanta libertà ci si può prendere quando si trascrive un pezzo?

La mia trascrizione non ha niente di diverso: le tonalità sono le stesse, ma ho dovuto aggiungere qualche legatura e modificare gli accordi, che chiaramente il sax non riesce a fare, e sostituirli con abbellimenti.

Ora una domanda soprattutto per convincere gli studenti di tutti i conservatori, a volte un po’ scettici nei confronti della musica contemporanea, o forse troppo presi dai grandi nomi del passato: quanto è importante conoscerla e studiarla, per lei? E perché?

Lo capisco, perché non sempre è musica orecchiabile, anzi quasi mai, ma va un po’ ricercata. Tuttavia apre le porte a tantissime bellezze musicali, da ricercare a volte nell’intimità di alcune note, non nell’insieme come ad esempio i grandi pezzi classici. Ad esempio, ho dovuto studiarle le sequenze di Berio per poter essere arricchito da quelle note, che ad un primo ascolto possono disorientare. Quello che a volte ha dimenticato la musica contemporanea è l’ambiente. Va sicuramente studiata per poter capire quello che ci vuole comunicare.

Roberta Rimondi