Un viaggio attraverso la musica dell’Europa del tardo Romanticismo: questa l’idea che si intravede dal programma proposto sabato 11 gennaio dal Duo Karis, Lisa Redorici (pianoforte) e Clara Sette (violoncello). All’interno della suggestiva cornice della chiesa di San Giacomo in via Zamboni, che ospita l’omonimo festival, la musica ha lasciato viaggiare gli ascoltatori tra la Germania di Johannes Brahms e la Francia di Gabriel Fauré, in un contesto dove il progresso scientifico e tecnologico hanno ormai preso possesso della natura e della società. Si intravedono ancora, però, le tracce di un passato che non è stato dimenticato, ma che viene, anzi, in qualche modo ereditato dagli artisti e dai musicisti della seconda metà del XIX secolo. Basti pensare alle citazioni settecentesche e romantiche presenti all’interno della musica brahmsiana, che se da una parte si colloca in una posizione innovativa all’interno del panorama musicale del tempo, allo stesso tempo si ricollega alla tradizione precedente, da Bach a Schumann.

Dello stesso respiro è la Sonata in mi minore n. 1 op. 38, dove il compositore ricerca un timbro incentrato sul registro strumentale medio-grave, che trova un ottimale veicolo espressivo nella combinazione di violoncello e pianoforte. La tessitura del brano è ricca di citazioni prettamente romantiche, meditative e appassionate, che sono rese in modo equilibrato dalle possibilità dei due strumenti, che continuamente dialogano tra loro. Lo slancio espressivo è però controbilanciato dall’equilibrio dei tre movimenti, ben individuati nella struttura come nel carattere: l’intensità e l’eloquenza dell’Allegro non troppo sono riequilibrate dall’eleganza fuori tempo del secondo movimento, l’Allegro quasi minuetto, per poi ripresentarsi all’interno dell’Allegro. I colori e la tessitura rispecchiano perfettamente quella cura e quel desiderio di rifinitura con i quali Brahms si approccia alla composizione della Sonata, scritta e pazientemente perfezionata negli anni che vanno dal 1862 al 1865, periodo molto prolifico per il compositore tedesco, sia per quanto riguarda la produzione cameristica sia quella per pianoforte solo. Il 1865, però, è anche l’anno della morte della madre di Brahms, alla quale egli era legatissimo: tale avvenimento per lui molto doloroso spiega il carattere a tratti austero e riflessivo della Sonata.

Il lirismo e l’atmosfera intima creata dalla composizione si legano strettamente con la produzione cameristica di Fauré, in particolar modo con i brani eseguiti: la Berceuse per violoncello e pianoforte, op. 16, la Sicilienne per violoncello e pianoforte, op. 78, la Romance per violoncello e pianoforte, op. 69, Apres un rêve per violoncello e pianoforte, op. 7 n. 1 e infine l’Elegie per violoncello e pianoforte, op. 24. Ascoltandoli sembra quasi di essere immersi nella Parigi di Fauré: da una parte quella dei poeti bohémien e dall’altra quella degli impressionisti. Il messaggio intimistico di Fauré trova spazio all’interno di queste composizioni e, come Brahms, così il compositore francese abbellisce la linea melodica del canto con un flusso continuo che conferisce, allo stesso tempo, dinamismo e poeticità alle sue opere.

Un grande entusiasmo dunque e molti applausi da parte del pubblico hanno accolto le interpreti, che hanno saputo guidare gli ascoltatori all’interno di questa cornice lirica, espressiva, appassionata e nostalgica al tempo stesso.

Diletta Pompei