Il titolo sembra far eco al «Buon compleanno, Igor Stravinsky» di bernsteiniana memoria, ma tant’è: non si poteva non dedicare la pulce di questo dicembre a un lavoro di ispirazione natalizia…

Prosegue il nostro invito all’ascolto di lavori poco noti e di breve durata – le nostre pulci, appunto – con una composizione inaspettata e tanto graziosa a firma di Arnold Schönberg.

Il 1921 è l’anno in cui Schönberg inizia a comporre alcuni dei pezzi che costituiranno la celebre Suite per pianoforte op. 25, in cui per la prima volta è impiegato sistematicamente l’altrettanto celebre “metodo di composizione con 12 note”. Apparentemente, si direbbe, l’anno d’avvio di una rivoluzione, se non si conosce il senso di continuità con la tradizione che il Nostro ha sempre avvertito nella propria opera. Scrive infatti Schönberg a Nicolas Slonimsky, in una lettera che data al 1937:

Personalmente odio essere considerato un rivoluzionario, perché non lo sono. Quello che ho fatto non è una rivoluzione né ricade nell’anarchia. Dai miei esordi ho posseduto un senso del tutto sviluppato per la forma e una forte ripugnanza verso le esagerazioni.

Niente rivoluzione, dunque. Soltanto una nuova via verso un ordine più alto e migliore: una radicalizzazione – potremmo osare – della spinta alla perfezione che ispira tutta la tradizione musicale del mondo austro-tedesco.

Colpisce constatare, proprio a questo proposito, che proprio al medesimo 1921 data la composizione oggetto della pulce di questo mese. Si tratta dell’intensa Weihnachtsmusik (“Musica di Natale”) per due violini, violoncello, harmonium e pianoforte.

A parlarci subito di tradizione è proprio l’organico impiegato, chiaramente legato alla pratica della musica destinata all’esecuzione in famiglia. È proprio per la sua (la foto che riportiamo risale al 1923) che Schönberg ha composto questa pagina, ardente e serena come un pomeriggio di Natale trascorso suonando assieme nel tepore d’un salotto.

La breve composizione (sei minuti scarsi di musica) si presenta come una serrata riflessione sui temi di un corale luterano e di un canto dalla cattolica Austria. Il primo quell’Es ist ein Ros entsprungen che anche Brahms rielaborò in uno dei suoi undici corali organistici; il secondo è invece il celebre Stille Nacht composto da Franz Gruber nel 1818. Mi sembra parli di culto delle tradizioni anche questa insolita scelta di fondere in un contrappunto due canti provenienti dalle altrettante realtà religiose di cui è venato il mondo di lingua tedesca.

Per il resto, e c’era da aspettarselo, nessuna dodecafonia: tutt’altro. Le armonie dense e viscose provenienti dal mondo tardoromantico sono amplificate dal costante impiego dei cinque strumenti nelle loro regioni più intense ed espressive. Le linee del resto si fondono dolcemente come in un magma (o in un turbine di neve?) che mai si allenta in tutto il brano. Tutto parla di un’intensità fisica e concettuale, tutto disvela un procedere che è copioso anche in un così piccolo foglio di Natale; composizione inaspettata e pur del tutto inscrivibile in un disegno dal lunghissimo corso. Quel disegno che mai Schönberg ha voluto sovvertire, ma che ha però trasformato per consegnarlo al presente.

Giorgio Musolesi