Mario Messinis si congeda dal Bologna Festival

Nell’ampio e sfaccettato mondo delle arti, esistono figure preziose che garantiscono, con opera di elegante e apparente disinvoltura, la trama dei fili tesi e intrecciati che muovono la macchina frenetica delle iniziative, degli eventi, delle manifestazioni – in una parola di ciò che chiamiamo cultura -, ponendosi come intermediari indispensabili tra il mondo concreto e a volte cinico dei mecenati e quello capriccioso degli artisti. Lungi dall’essere inquietanti eminenze grigie, annidate nei retroscena del bello, sono piuttosto i ministri attenti e responsabili di una vocazione per ciò che connette esperienze e passioni. Oggi li chiamiamo, senza poesia alcuna, operatori culturali o organizzatori di eventi, ma nel secolo scorso, in cui molti hanno lavorato irrefrenabilmente e hanno donato tanto del loro alla comunità, piaceva parlare di intellettuali.

Fra i rappresentanti di una generazione di ferro possiamo annoverare Mario Messinis, certamente modello esemplare per dedizione alla cultura musicale e allo spirito organizzativo.

Dal 1992 promotore infaticabile di Bologna Festival, conclude con la stagione 2019 il suo impegno pluridecennale da direttore artistico per questa istituzione, la quale gli deve molto della sua incredibile crescita e, assieme a tutto il pubblico cittadino, alcune delle più belle programmazioni nel panorama musicale. In particolar modo, in quanto esperto conoscitore dei linguaggi antichi e contemporanei, a lui si deve la rassegna Il Nuovo l’Antico, che ha il merito inestimabile di offrire al pubblico bolognese un approccio ragionato e organico sui repertori sterminati della musica rinascimentale e barocca e di quella dal Novecento a oggi, avendo cura di affidarne l’esecuzione sempre a interpreti di comprovato valore. Ma oltre questo appuntamento stabile, per la città divenuto imprescindibile ritrovo e strumento di crescita culturale, negli anni, di tanto dello sforzo ideativo e realizzativo di Messinis hanno beneficiato altre istituzioni e città di Italia: fra il 1979 e il 1996 è infatti due volte direttore artistico della Biennale Musica di Venezia, dal 1986 al 1989 della Orchestra RAI di Torino e dal 1989 al 1994 della Orchestra RAI di Milano. È stato inoltre direttore artistico della Orchestra Sinfonica Siciliana per la stagione 1995/1996, nonché sovrintendente del Teatro La Fenice di Venezia dal 1997 al 2000.

Storico critico musicale del Gazzettino, è stato inoltre docente presso il Conservatorio “B. Marcello” e presso l’Università IUAV di Venezia.

Sperando che Bologna possa beneficiare ancora e quanto prima della sua creatività, la redazione di Chorus rivolge intanto al professore Messinis e a tutto il direttivo di Bologna Festival, nella fattispecie al Sovrintendente Maddalena da Lisca, i migliori auguri di buon lavoro, che certamente seguiremo e illustreremo ai nostri lettori con la solita attenzione.

Diego Tripodi

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