Quando venti anni fa si sdoganavano Co.Co.Co e Co.Co.Pro, parte dell’opinionismo politico e culturale del Paese fu percorso da un brivido di terrore lungo la schiena e fece notare che si spalancavano scenari di abuso certo e che quelle stesse formule avrebbero portato il regime al collasso. Come era già in uso nel costume dialettico del tempo, venne risposto che la flessibilità era un futuro grandioso che una banda di comunisti non avrebbe fermato. Poi venne l’orrore dell’omicidio Biagi, che questa città ricorda bene, che certo non aiutò la discussione sul merito e a mitigare la gogna mediatica. Passarono gli anni, i comunisti nel tempo si tramutavano di volta in volta in criticoni, gufi, professoroni e la loro voce diveniva sempre meno altisonante, sempre meno incisiva; mentre il futuro flessibile trionfava in un acquitrino di liquidità lavorativa. Oggi il futuro perde quell’acqua da tutte le parti e quelle formule contrattuali, dopo aver sostituito l’ossatura del sistema e averlo finora, loro malgrado, sostenuto, hanno finito per essere un onere per lo Stato stesso. Infatti, dal 1 luglio è operativo il blocco dei contratti per la pubblica amministrazione, ma senza cura di alternativa. In ambito di alta formazione artistica e di istruzione ciò sta alimentando una bomba di disagio sociale pronta ad esplodere. La discussione è approdata sui giornali e si spera vi rimanga il tempo necessario perché nei palazzi si rendano conto dell’orrore politico a cui stiamo assistendo – e nel caso di molti lavoratori e studenti, stiamo subendo – (per un ulteriore approfondimento https://www.orizzontescuola.it/afam-scandalo-co-co-co-studenti-e-professionisti-invocano-intervento-ministero/).

Questo cappello, apparentemente fuori tema rispetto al concerto di inaugurazione dell’anno accademico del Conservatorio “G. B. Martini”, di cui mi appresto a dare notizia, è in realtà giustificato e trova un aggancio nelle parole che il Direttore del Conservatorio stesso, Maestro Vincenzo De Felice, ha amaramente espresso dal palco del Teatro Comunale, dinnanzi a un pubblico assai vasto la sera di lunedì 9 dicembre. Preoccupato per il presente di grave difficoltà – che impedisce, a causa di quel blocco, di stipulare nuovi contratti e quindi di coprire molte cattedre, cioè di svolgere correttamente l’attività di formazione – De Felice si è sentito obbligato a far conoscere ai presenti una situazione di vuoto normativo, assenza e scollamento delle istituzioni, feroce incentivo di offerta privata di dubbio valore e imperversante cultura clientelare. A raccogliere i cocci sono i direttori, divisi tra l’ottemperanza alle leggi e la responsabilità deontologica verso i propri istituti, e i docenti, naturalmente quelli a progetto in primis frustrati nei loro diritti lavorativi e nella espressione professionale. Ma anche l’utenza sterminata e, contrariamente a quanto si pensi, in sensibile crescita degli studenti, vessati da tasse altissime necessarie a supplire i doveri statali e, paradossalmente, dalla qualità sempre più bassa di un sistema incapace di garantire continuità didattica, puntualità dei servizi e figure professionali indispensabili.

Ai numerosi ed inevitabili applausi del pubblico, si è messo un punto alle parole, dileguate assieme le nebbie dei problemi espressi attraverso i suoni dell’Orchestra e dei solisti del Martini.

Come è solito nei concerti di inizio e fine anno del Conservatorio, il programma proposto prevedeva una grande varietà di autori, epoche e generi, scelta spesso dovuta ai solisti protagonisti dei concerti, che, infatti, anche questa volta hanno contribuito a variegare il paesaggio musicale della serata.

Si è cominciato con i Zwei frühe Lieder di Mahler, baritono Alessandro Branchi, nella bella orchestrazione che ne fece Luciano Berio, qui e là impreziosita da dettagli timbrici ben riconducibili alla sua firma.

Seguivano due monumenti del repertorio classico, l’intramontabile Concerto per clarinetto K622 di Mozart, solista un applauditissimo Nicolas Palombarini, e il Concerto per violoncello op.129 di Schumann eseguito da Matteo Polizzi.

Per finire, i ragazzi in orchestra si sono provati nella altrettanto celebre Sinfonia dal Nabucodonosor di Verdi.

Standing ovation per i tre solisti e il direttore Maestro Alberto Caprioli, che con i suoi gesti ampi e pittoreschi ha guidato l’Orchestra del Conservatorio fino a un rocambolesco bis, la Polka “tritsch-tratsch” di Johann Strauss Jr., il cui humor ha strappato le risate del pubblico e ha rivoltato una serata cominciata con truci pensieri.

Resti comunque a monito degli irresponsabili governanti e degli irresponsabili elettori: i musicisti sanno con la loro arte alleggerire le più buie condizioni umane. Erano con i loro suoni quando tutto era silenzio nei campi di sterminio e nelle trincee di guerra, erano a portare segno di umanità lì dove non ve ne era più traccia. Questo perché addestrati alla difficoltà e al suo superamento. Ma con ciò non li credano innocui, sono pur sempre padroni del silenzio.

Diego Tripodi