‘go Bassi Concerts: Brahms rivive nel centro di Bologna

Dedicandoci alla mappatura dei luoghi musicali bolognesi, ci siamo imbattuti in una piccola saletta ipertecnologica, proprio nel centro della nostra città: il palazzo di via Ugo Bassi 7 ospita infatti il Net Service Digital Hub, spazio multimediale idoneo a conferenze e concerti o addirittura, come in questo caso, a conferenze-concerto. Così come la serie di eventi della Sala Mozart e delle Notti Magiche nei castelli e nelle ville di Bologna, anche questa dei ‘go Bassi Concerts è gestita dall’associazione Conoscere la musica, in collaborazione col pianista Giuseppe Fausto Modugno.

La stagione quest’anno è stata dedicata all’integrale dei quartetti con pianoforte di Brahms e di Schumann, tutti presentati dal Maestro Modugno, che dà al pubblico un breve inquadramento storico-culturale delle opere e degli autori, in modo da permettere una migliore comprensione del brano. A questo proposito la redazione ha avuto la possibilità di partecipare al secondo incontro, dedicato a uno dei capolavori da camera più monumentali mai stati scritti, il secondo Quartetto op. 26 di Brahms, eseguito da Pietro Fabris (violino), Federica Cardinali (viola), Clara Sette (violoncello) e Lisa Redorici (pianoforte), quattro musicisti giovanissimi che hanno portato questa impresa fino in fondo dimostrando grande maestria. Volendo sapere qualcosa in più su di loro e su questa nuovissima realtà bolognese, ci siamo intrattenuti un po’ di più a discorrere con la pianista.

Buonasera Lisa, mi racconterebbe come ha conosciuto i suoi colleghi e come avete deciso di formare questo quartetto?

In realtà possiamo dire che questa formazione sia nata un po’ “per caso”! Tutto è partito dal Duo Karis, ovvero dal duo che abbiamo fondato nel 2017 io e la violoncellista, Clara. Noi due ci siamo conosciute nel 2015 ai Corsi di Alta Formazione dell’Accademia Filarmonica di Bologna, dove lei studiava e io lavoravo come pianista accompagnatrice. Ci siamo poi rincontrate in più occasioni e, due anni più tardi, abbiamo deciso di fondare questo duo. Qualche mese fa siamo quindi state contattate dal Maestro Modugno, che ci ha proposto di cimentarci in questo magnifico Quartetto, e così abbiamo sparso la voce tra vecchi colleghi di musica da camera e compagni di orchestra, e allora Pietro e Federica hanno deciso di unirsi a noi.

Il secondo Quartetto di Brahms è forse la composizione da camera più lunga mai composta; come vi siete approcciati a questo capolavoro e a tutte le sue impervie difficoltà?

Oltre a essere veramente immenso, poiché supera i 50 minuti, è un brano davvero vario e articolato, che introduce sempre elementi nuovi e rischia di coglierti di sorpresa. Non è possibile semplicemente prenderlo e metterlo sotto le mani, ma è necessaria una conoscenza preliminare e dettagliata della partitura, prima di approcciarsi alla parte pratica. Tutti quanti abbiamo dovuto innanzi tutto studiarne la composizione e capire proprio a livello formale come fosse stato costruito il quartetto. Una volta che ci è stata chiara la macro-struttura, ciascuno ha dovuto concentrarsi sul particolare, per comprendere in ogni frase il ruolo del proprio strumento in sé stesso e in relazione agli altri. Solo dopo un approfondimento del genere abbiamo potuto cominciare ad approntare la lettura e a fare le nostre scelte musicali.

Ci sono dei passaggi che sono stati particolarmente difficili e che vi hanno messo a dura prova?

In realtà ognuno dei quattro movimenti ha le sue specifiche difficoltà. Innanzi tutto è sicuramente stato difficile imparare a reggere, proprio a livello fisico, primo e secondo movimento, che da soli occupano i due terzi del minutaggio totale. Il primo è una forma sonata non classica, poiché si possono riconoscere almeno quattro linee tematiche, tutte da far emergere, seppur in un dialogo continuo e serrato tra gli strumenti. Nel secondo, invece, risulta ardua la ricerca del suono e del giusto andamento, poiché l’indicazione dell’autore, Poco Adagio, non dà direttive precise, ma lascia un senso di ambiguità. A livello tecnico, il movimento più difficile è probabilmente il terzo, mentre nel quarto si pone il problema di amalgamare e, allo stesso tempo, far risaltare la mescolanza tra ritmi di danza, parti cantate e sezioni simili a corali.

Ora una domanda un po’ più impertinente, come vi comportate in prova? Chi è che prende in mano la situazione e dà le direttive?

Non c’è un vero capo, ognuno fa la sua parte e dà il proprio contributo in base alle proprie esperienze! Sicuramente Pietro è il più attento all’aspetto musicale, è dotato di una grandissima sensibilità che cerca di trasmetterci. Federica invece è il nostro orecchio ritmico, non lascia correre neanche mezzo passaggio in cui non cadiamo perfettamente insieme, mentre Clara bacchetta tutti per l’intonazione, se una nota è impercettibilmente calante non se la fa sfuggire. E poi ci sono io che, essendo circondata esclusivamente da archi, ogni tanto devo ricordare a tutti che il mio strumento funziona in modo diverso, e che ad esempio non mi è possibile far crescere una nota lunga!

Come vi siete trovati a lavorare con questa associazione e cosa ne pensate dell’esperienza della conferenza-concerto?

Innanzi tutto siamo stati onorati di poter partecipare a una stagione in cui proprio accanto a noi fiammeggiano nomi del calibro di Cappello, Andaloro e della Gulyak, musicisti con la M maiuscola, conosciuti a livello internazionale. Abbiamo poi apprezzato la perfetta organizzazione che ha dimostrato la direzione dell’associazione nella preparazione di tutti i concerti.

Per quanto riguarda la tipologia di evento, ovvero la conferenza-concerto, per il Duo Karis non è assolutamente nuova, poiché sono anni che lavoriamo in questo modo. A mio parere si tratta di una bellissima idea per avvicinare il pubblico all’ascolto di brani altrimenti impenetrabili dai meno esperti. Affrontare 50 minuti di Quartetto, senza un minimo di inquadramento storico-culturale, è un’esperienza piuttosto dura per un profano. È sufficiente invece una breve introduzione perché il pubblico sia più coinvolto e riesca a seguire il concerto senza sentirsi escluso o annoiato.

Un’ultima domanda: avete già in programma nuovi progetti in questa formazione?

Avendo affrontato un lavoro davvero enorme per montare questo Quartetto, pensiamo per quest’anno di continuare a suonarlo e a farlo conoscere. Ancora non abbiamo pensato a nuovi repertori, proprio perché questo ci ha impegnato tantissimo e, visto il risultato, ci teniamo a riproporlo almeno per un po’. Sicuramente, però, continueremo a suonare insieme in questa formazione e in futuro ci dedicheremo ad altre opere e altri autori.

Con una piacevole sensazione di freschezza, salutiamo questi quattro talenti tutti italiani e ci auguriamo che possano continuare ancora per molto tempo il bellissimo percorso intrapreso.

Elena Cazzato

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