A pieni coro e orchestra: il concerto di “fine anno accademico”

Anche quest’anno, come di consueto, il Conservatorio “G. B. Martini” si mostra alla città di Bologna per presentarle i risultati di mesi di duro lavoro invernale. La città sembra gradire questo omaggio rivoltole da una delle sue più antiche e importanti istituzioni, se risponde con presenza costante, fedele e numerosa a questo appuntamento annuale. Concerto di fine anno, ma non propriamente, come giustamente ricordato dal Direttore Vincenzo De Felice nei saluti del programma di sala; in quanto ancora di molto tempo – di studio, progetti e musica – dispone questo anno accademico che, dopo la breve pausa estiva, non finirà che a novembre.

Il concerto, avutosi venerdì 7 giugno, è stato ospitato nella basilica di San Martino e ha visto eseguito, sempre secondo tradizione, un lungo programma che coinvolgeva in pompa magna coro, orchestra e solisti del Conservatorio sotto la direzione del Maestro Roberto Parmeggiani. Quattro gli autori scelti e avvicendatisi con un ordinato criterio cronologico: Biber, Bach, Haydn e Mendelssohn.

La scelta e la presenza di Biber sono state probabilmente il vero tocco di classe della serata. Infatti, Il violinista boemo, celebrità salisburghese prima che Mozart ne scalzasse gli allori, è fra i più geniali compositori del barocco “germanico”, autore di uno stile strumentale personalissimo che la baroccomania sta fortunatamente riscoprendo, ma anche di pagine sacre apparentemente meno originali, che in verità sono preziosissime; fra queste, una coppia di Requiem, in la maggiore e fa minore, di cui il secondo è stato oggetto di studio dei ragazzi del Martini con esiti felici. Oltre i gruppi ristretti del coro barocco e della orchestra da camera, i solisti erano Maria Teresa Becci e Miriam Fantacone (soprani), Aoxue Zhu (contralto), Baoze Guo (Tenore), Yuri Guerra (basso).

Bach partecipava alla serata con una sua pagina famosa, il concerto per oboe d’amore in la maggiore BWV1055, ricostruzione da un originario concerto per clavicembalo. Articolato nei canonici tre movimenti “nello stile italiano”, di cui scimmiotta divertito anche certe inflessioni cantabili nei bei temi o il piglio un po’ da arioso-recitativo nel secondo movimento, non riesce a non smentirsi e possiede una proliferazione di fioriture e una ipersensibilità armonica tutte bachiane. Solista era il giovane Nicola Scialdone, che ha partecipato ai presenti tutta la curiosa bellezza di questo esemplare di oboe dal colore brunito.

Dopo un intervallo necessario a fugare gli ultimi fumi barocchi dalle orecchie del pubblico e prepararlo ai volumi sontuosi di coro e orchestra al completo, Insanae et vanae curae, piccolo gioiello dell’arte haydniana, proietta con la prepotenza dei suoi colpi di timpano e squilli di tromba nella seconda parte del concerto, che però ha nella rivisitazione che Mendelssohn fa del Salmo 42, Wie der Hirsch op.42, il brano più atteso sia da pubblico sia dai musicisti chiamati a eseguirlo. Una mezzora ricchissima di tinte sinfoniche e di passaggi corali grandiosi, ma anche di pezzi caratteristici come l’aria per il soprano, qui degnamente cantata da Faranak Raeisi, o il quintetto per soprano e coro maschile. A chiusura di tutto, una fuga forsennata, a cui l’antiquario Mendelssohn non poteva certo rinunciare, mette il punto a un concerto generoso per resa, durata e varietà.

Diego Tripodi

Il Battistino

Durante l’intervallo, tra Bach e Haydn, hanno trovato spazio anche i ringraziamenti del Direttore e della Presidente del Conservatorio, maestro Vincenzo De Felice e professoressa Jadranka Bentini, nonché un altro usuale momento di questo appuntamento, ossia la consegna del “Battistino”, un premio intitolato a Giovan Battista Martini che l’Istituto conferisce annualmente. Il riconoscimento quest’anno è stato assegnato a una figura luminosa di didatta e di musicista, il maestro Giuseppe Montanari, direttore d’orchestra e compositore, vincitore di numerosi importanti premi nazionali, collaboratore del Maggio musicale fiorentino e a lungo del Teatro alla Scala di Milano dove è stato dal 1996 direttore dei corsi di formazione e perfezionamento per cantanti. Il momento della premiazione è stato particolarmente emozionante, in quanto il maestro Montanari ha insegnato al “Martini” fino al 1992 e moltissimi tra gli attuali docenti sono stati suoi allievi e spesso devono a lui i primi passi della loro carriera.

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