TRA MUSICA E PEDAGOGIA: NARRAZIONE DI UN CONCERTO DI GIORGIO MAGNANENSI
CONVERSAZIONE CON GIORGIO MAGNANENSI

La INCROCIorchestra è pronta disposta nella sala del teatro San Leonardo in attesa che il direttore, con il suo gesto, dia inizio all’esecuzione. La mano che per il festival internazionale di musica AngelicA condurrà l’orchestra e gli astanti in sala lungo un viaggio di 55 minuti è di Giorgio Magnanensi. Erroneo sarebbe pensare che l’esperienza d’ascolto, di cui il pubblico e i musicanti si stanno per giovare, sia figlia del momento e in esso finisca: il Teatro dellUdito del compositore bolognese ha radici ben più profonde sia nel tempo che nello spazio e una proiezione nel futuro ben più in là del momento che la vede realizzata. Magnanensi lascia l’Emilia dopo anni spesi come docente di composizione presso il Conservatorio Arrigo Boito di Parma trasferendosi in Canada, terra che non essendo schiava di una tradizione musicale datata e incasellante mostra la volontà di aprirsi al mondo della sperimentazione sonora. Una volta attraversato l’oceano, le figure di Berry Truax e di Chris Rolph compaiono nella vita musicale e artistica del compositore bolognese vestendo i panni di Virgilio, spronandolo a compiere importanti passi per la sua ricerca musicale e per la sua carriera professionale come a esempio far domanda per la carica di direttore artistico presso il Vancouver New Music, ruolo che tutt’ora da allora ricopre. Oltre al Nord America il vento sperimentatore di Magnanensi tocca anche il Nord Europa e il Giappone. Conoscere queste differenti realtà è stata un’esperienza illuminante per il compositore sotto molti punti di vista.

Mi è capitato di parlarne con altri compositori e direttori del posto: passeggiando magari, io ascoltavo i rumori attorno in una maniera molto selettiva: sentivo un rumore venire da una sala, un altro venire da un’altra direzione. E invece bisogna sforzarsi di sentire tutto, il suono come una collettività, come un’istantaneità, senza porsi la questione di musica, rumore, suono naturale, artificiale… Questa sensibilità molto diversa si manifesta poi anche in modi di suonare e di scrivere molto diversi”.

Quello che colpì Magnanensi nell’interfacciarsi con queste nuove e distanti realtà fu “la freschezza, la tranquillità: erano tutti molto disponibili, curiosi, disponibili all’ascolto. Questo ha contribuito a rendere la parola “dialogo” il paradigma della mia attività. Vorrei instaurare un rapporto dialogico, di scambio, nel quale la ricchezza personale nasce dallo scambio, dalla fertilità dell’incontro”.

Dialogo è la parola riassuntiva di tante esperienze musicali e laboratori al centro dell’operato del compositore bolognese: è sicuramente il fulcro delle sue collaborazione con la Plastic Acid Orchestra di Vancouver. Dialogo è il fondamento di “One page Score” un progetto che punta a mettere in relazione i non musicisti con gli artigiani della musica, cercando di far sviluppare nei primi una consapevolezza artistica che passa non per un apprendimento teorico e accademico ma esperienziale e concreto. I non addetti ai lavori, coordinati da Magnanensi, vestono i panni del compositore impegnato nell’elaborazione di uno spartito grafico che poi giungerà sui leggi di un’orchestra che li eseguirà. È un dialogo su più punti di vista ma il rapporto che sicuramente va messo in risalto è quello fra il mondo della musica e chi ne fa parte attivamente e il mondo di chi invece ne sta al di fuori; è uno scambio che vuole abbattere le barriere di timidezza e di incomprensione che separano questi due universi cercando in primis “un rapporto dialogico, di scambio, nel quale la ricchezza personale nasce dallo scambio, dalla fertilità dell’incontro”.

Quello che risalta è l’immagine di Giorgio Magnanensi non solo come sperimentatore musicale ma anche (e soprattutto direi) come pedagogo. Il compositore bolognese si pone al centro di un processo di crescita per la comunità che passa attraverso il suono e la musica intese come “campo di comunicazione e di crescita”. Cosa attiva questo dialogo oltre alle energie profuse nel progetto da Magnanensi? La creatività propria di ogni individuo. Proprio quest’ultima sapientemente stimolata crea dialogo e possibilità di un fruttuoso scambio. Ecco quindi che abbiamo una rivisitazione di idea di concerto e di pubblico: quest’ultimo non ha più un ruolo passivo ma attivo(!); “sono persone che vengono accolte in uno spazio e lo spazio viene loro offerto come una possibilità per scoprire quello che c’è”.

È proprio l’aria di curiosità che aleggia nella sala del teatro San Leonardo che rende l’attesa del gesto del direttore quasi snervante. Ecco che Giorgio Magnanensi, con un applauso a sortita dal pubblico, si pone innanzi all’orchestra, leva il braccio, “ tre quattro” e parte il cronometro LA SPERIMENTAZIONE HA INIZIO. L’orchestra di allievi del Conservatorio G.B. Martini, formata da voci, sassofoni, flauti, chitarre elettriche, bassi elettrici, percussioni ed elettronica esplora nei cinquantacinque minuti che seguono sei tipologie di impasti sonori. La performance è composta da momenti d’assieme dove tutta la formazione esplora contemporaneamente e momenti solistici nei quali la chitarra di Walter Zanetti si eleva a voce solista contrappuntata qua e là dagli interventi dei tre percussionisti dell’ensemble. Elemento che scombussola gli equilibri è il video proiettato in sala: questo non ha la sola funzione estetica bensì assurge al ruolo di secondo conductor! La performance finisce con un ultimo crescendo che lascia qualche strascico di suono elettronico nello spegnersi. Tutto torna al silenzio iniziale lasciando sia gli interpreti che gli ascoltatori in uno stato di quiete dopo la tempesta, con la consapevolezza che quello che si è appena co-creato è oramai parte di loro, è dimostrazione empirica di una potenza creativa non del singolo ma della comunità presente in sala.

Leandro Paradisi
(in coolaborazione con Tobia Bandini)

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