A scuola da Sokolov: serietà e devozione

Acclamato come uno dei migliori pianisti viventi, Grigory Sokolov ha offerto un’esperienza magica e coinvolgente al pubblico del teatro Manzoni la sera di giovedì 2 maggio.

Il pianista russo è tornato a Bologna con un programma che affianca musiche di Beethoven e di Brahms: la Sonata op. 2 n. 3 e le Undici Nuove Bagatelle op.119 del primo, gli intermezzi, le ballate, le rapsodie e le romanze contenute nelle raccolte Op. 118 e Op. 119 del secondo.

Sokolov è un vero figlio della Russia. Solennità e sistematicità permeano le sue interpretazioni, che sembrano derivare da quella concezione – tutta russa – del costruttivismo dei primi decenni dello scorso secolo.

Questi aspetti emergevano in particolare nell’esecuzione della sonata di Beethoven, nella quale sono risaltate nitidezza e asciuttezza, e le cui nervature e i cui nodi del discorso musicale sono stati messi in risalto dalla maestria tecnica.

In questo Sokolov è un grande maestro per gli studenti, poiché ciò che ha prodotto è frutto di un lavoro attento e minuzioso sulla partitura. Potrà apparire banale, ma è importante precisare che qualsiasi esecuzione è costituita da tre elementi principali, come ricorda il didatta Heinrich Neuhaus: la musica, l’interprete e lo strumento; e solamente la piena adesione a queste tre componenti, in primo luogo alla musica, può assicurare una buona esecuzione artistica. Tuttavia, uno dei tre elementi viene spesso a soffrirne, in particolare tra gli studenti di conservatorio, ovvero la tendenza a sottovalutare il contenuto.

Mi è capitato di recente di assistere a una scena paradossale: uno studente pur esercitandosi su un brano da mesi, non sapeva minimamente di che cosa si trattasse (quarta variazione di Liszt? Improvviso di Debussy?… era il quarto momento musicale di Rachmaninoff!). Quanti pianisti vi capita infatti di vedere seduti a un tavolo a studiare la partitura? Purtroppo solo in pochi hanno questa sana e necessaria abitudine e Sokolov dimostra con la sua umiltà e devozione alla musica questo importante lavoro. La sua poesia infatti scaturisce da una profonda conoscenza delle opere che fanno parte del suo repertorio. 

Ho notato con piacere che la sala era abbastanza gremita di studenti, che avranno potuto cogliere caldi insegnamenti attraverso un attento ascolto.

Sokolov è dotato di un pianismo “stereoscopico”, nelle Bagatelle di Beethoven in particolare. Ovvero, i brani si possono ricondurre a quadri con uno sfondo profondo e con piani diversi, nonostante la loro brevità. Un po’ come accade nei quadri di grandi pittori, come Perugino e Raffaello, quasi le arti partecipassero di comuni denominatori. È maniacale la cura che adotta per diversificare ogni singolo motivo e livello di suono: le tenerissime melodie e i deliziosi temi beethoveniani, portati in primo piano, balzano fuori dalla cornice, grazie anche alla tecnica abilissima. 

Bologna – 19/04/2016 – il pianista russo Grygory Sokolov in concerto per Bologna Festival all’auditorium Manzoni (Photo by Roberto Serra / Iguana Press)

Al termine dell’intervallo il pubblico è rientrato in sala per assistere alla seconda parte del recital, i Klavierstücke op.118 e 119 di Brahms, interpretati magnificamente dalla prima all’ultima nota. Sokolov ha offerto un chiaro fraseggio, capace di ovviare alla nebulosità della scrittura brahmsiana, senza essere freddo o distante. Il pianista di fronte alla cascata di note, sembrava perdere la sua modestia riservata. Ascoltando Brahms, ci si trova davanti a una musica talmente pura che è indicibile a parole: essa proviene dal silenzio e rimane inconoscibile e intraducibile.

Segue la “terza parte” del recital, ovvero un corollario di bis. Sei pezzi sono stati offerti dal pianista russo, a partire da Schubert, passando per Rachmaninoff e terminando con Des pas sur la neige di Debussy.

Un particolare colpiva: con qualcosa di rigido nell’andamento e una espressione immutabile, il maestro non sorrideva mai per il suo pubblico. Come mai? Forse per la convinzione che c’è un unico motivo per cui lui è lì sul palco: una seria missione all’insegna di un forte amore e una forte devozione alla musica.

Matilde Bianchi 

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