Finalmente tutti gli scritti di Monsieur Croche / Claude Debussy

«Non pretendo di fare della “critica” ma vorrei dare, semplicemente e francamente, le mie impressioni. Nella critica il sentimento personale svolge un ruolo davvero troppo grande e spesso tutto ciò che è scritto o detto si potrebbe ridurre a un “voi avete torto perché succede che io la penso diversamente” o l’inverso. Ciò che bisogna fare è scoprire le principali pulsioni che hanno dato origine alle opere d’arte e il principio vivo che le costituisce». Mette le mani avanti Claude Debussy e lo fa ogni qual volta che gli si presenta l’occasione – una nuova collaborazione giornalistica o semplicemente un’intervista – con riprese o piccole variazioni sul tema dello stesso concetto: turbare le ragioni della musica con interventi di saccenteria ed egocentrismo è un vero e proprio atto di sacrilegio, il più odioso. Perciò aggiunge: «Dobbiamo sostenere l’idea che la bellezza di un’opera d’arte debba rimanere sempre misteriosa, nel senso che non si potrà mai capire esattamente “come è fatta”».

Chi come noi cerca modestamente di fare un onesto lavoro di reportage e di recensione, sente tutto il peso delle dichiarazioni del “collega” Debussy e ne capisce il senso di una deontologia al confine con l’utopia: infatti, proporsi acritico, quando si è chiamati a fare proprio della critica in virtù della propria esperienza, è un po’ un guaio di contraddizione. E infatti quelli divengono propositi difficili da assecondare persino per il loro formulatore, che ha un bel dire di voler dare “solo” innocenti impressioni, quando ha da fare i conti con un bel caratterino, una lingua sagace e il genio – e perciò anche la competenza riguardo agli argomenti – più vivo dei suoi tempi.

Gli scritti di Debussy, così come quelli di Schumann, di Hoffmann, di Heine, di Wagner e di tanti altri, appartengono alla mitologia dei “fondamentali” della letteratura estetica musicale, quelle opere di cui si conosce più l’importanza storica tramandata da una infarinatura nozionistica, che direttamente le loro pagine.

Ora, per quanto riguarda Debussy almeno, il musicista e il musicofilo italiani non hanno più scuse. È infatti uscita la raccolta in traduzione degli scritti giornalistici del nostro, Monsieur Croche, completata da una appendice di interviste a lui rivolte. Il volume è a cura di François Lesure e, l’edizione italiana per il Saggiatore, a cura dell’infaticabile Enzo Restagno, che giustamente saluta la pubblicazione con l’entusiasmo di una interessantissima prefazione dal titolo Finalmente, in cui ripercorre le vicende editoriali lunghe quasi un secolo di questi scritti, sin dalla raccolta postuma, quel Monsieur Croche antidilettante da cui tutto è cominciato, entrando quindi nel mito. La traduzione è invece opera meritoria di Anna Battaglia.

Si diceva la lingua tagliente del Debussy scrittore. Ma anche la grande raffinatezza di uno stile immaginativo, poetico e pittorico assieme, ma mai eccessivo, anzi, asciutto e comunicativo. L’elegante equilibrio tra concentrazione e divagazione, immaginazione e fantasia, gentilezza e graffiante cattiveria pervade le riflessioni sulle diatribe musicali dell’epoca, le recensioni ai concerti delle stagioni parigine, le novità dei colleghi e i loro ritratti, le grandi tematiche musicologiche ed estetiche della Francia di inizio secolo. Il tutto, d’altronde, ha un parallelo fin troppo evidente nello stile musicale proprio del maestro e il lettore si compiacerà di completare così la conoscenza di questa personalità, in una parola, così affascinante.

Naturalmente la penna di Debussy non è tutta miele. Anzi, come si accennava all’inizio, da essa scaturiscono giudizi spesso assolutamente apodittici, conditi da quell’umorismo caustico e persino dissacrante che ha nel celebre doppio di Monsieur Croche – ma non sempre necessariamente – il suo espediente letterario.

Interessante è scoprire la ricorrenza delle tematiche e, dunque, gli interessi di Debussy. Alcune personalità musicali catalizzano la sua attenzione con passioni brucianti di amore, più o meno problematico, perché egli non si spinge mai a dichiarazioni di odio, mentre il disprezzo è sempre argutamente velato dall’ironia e dalla forza degli argomenti. Così, fra gli antichi maestri, certamente è Bach il pater patriae a cui rivolge la massima devozione, mentre è nella difesa di Rameau che si spende come in una crociata personale. Gluck, invece, è il destinatario di una buffa lettera ricca di recriminazioni. Fra i contemporanei a Massenet è rivolta una affettuosità lusinghiera, Strauss è inaspettatamente elogiato e capito con una lucidità sorprendente e Saint-Saëns bersaglio preferito delle sua spietatezza. Infine, c’è Wagner, l’idolo di pietra, amatissimo e poi ripudiato, con cui si profila un rapporto che ha tutte le sembianze del soffertissimo conflitto generazionale tra padre e figlio. E poi tanti grandi tormentoni tematici: la battaglia demolitoria contro il Prix de Rome, la urgente bellezza di una musica en plein air e, soprattutto, l’insistente profluvio di elucubrazioni sulla supremazia della musica francese.

Questo sciovinismo, d’altronde tipicamente d’oltralpe, è forse l’elemento più stancante e spiacevole del Debussy colto fra le sue pagine. Tuttavia, è anche la caratteristica più umana, nonché la più storica, allineata com’è al clima di una Francia pronta a lanciarsi nel rovinoso conflitto mondiale. A ogni modo, anche questo piccolo appunto può essere considerato figlio del tempo in cui esso è generato e non bisogna dimenticare i pur sempre cento anni che ci separano da questi scritti.

Bisogna, in ogni caso, dare atto a Debussy di una grande qualità nei suoi pensieri e questa è l’onestà intellettuale, che anche a proposito degli argomenti in cui maggiormente il nostro appare coinvolto, gli permette delle conclusioni difficilmente condannabili e splendidamente personali.

Ecco dunque una lettura consigliata a tutti, un volume immancabile nella libreria dei musicisti e perfetto per fare conoscenza di uno dei padri della contemporaneità attraverso le sue proprie parole.

Diego Tripodi

Claude Debussy, Monsieur Croche. Tutti gli scritti, a cura di François Lesure, edizione italiana a cura di Enzo Restagno, traduzione di Anna Battaglia, Milano, il Saggiatore, 2018, pp. 342, euro 29,00.

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