Omaggio a Debussy viaggio tra i riferimenti extra-musicali

Fin da ragazzo Claude Debussy frequentò gli ambienti culturali parigini e instaurò relazioni di amicizia con poeti, scrittori e pittori, oltre che con musicisti. Ma fu soprattutto con i primi che ebbe delle frequentazioni più assidue e proprio per questo motivo la sua musica ne venne fortemente influenzata, fin dal primo periodo compositivo.

I riferimenti extra-musicali, ispirati alla tradizione letteraria, hanno contribuito a una caratteristica peculiare della musica debussyana. Le suggestioni che ci pervadono quando ascoltiamo le sue opere ci portano alla mente profumi, colori, suoni di paesi lontani, esotici, magici. La parola scritta viene resa viva dalla sua musica.

E questi rimandi sinestetici si sono potuti cogliere nell’ultima tappa del ciclo dedicato, un po’ oltre il centenario della morte del 2018, dal conservatorio G. B. Martini alla vasta produzione pianistica del compositore francese.

Sabato 6 aprile, nella Sala Bossi, si è svolto il terzo incontro della rassegna debussyana. A presentare il concerto è stato il coordinatore del progetto e docente di pianoforte Francesco Dilaghi, che ha introdotto il tema dei riferimenti extra-musicali che caratterizzano la musica di Debussy e in particolare i pezzi proposti nel programma.

Il programma, suddiviso in due parti, propone un viaggio temporale, che mette a confronto la produzione del periodo iniziale (1884-1890 circa) con quella dell’ultima parte della sua vita (1910-1918). Riusciamo a immergerci e assaporare l’evoluzione stilistica e la ricerca delle sperimentazioni sonore e timbriche che hanno rapito, influenzato e rivoluzionato l’approccio e il modo di comporre dei musicisti successivi.

Il viaggio parte con la romantica e trasognata Ballade. Continua con la Suite Bergamasque, omaggio allo stile clavicembalistico, soprattutto nei primi due pezzi, Prelude e Menuet, e nel quarto, Passepied, dove lo stile asciutto settecentesco si intreccia alla melodia esotica, ripresa da un gamelan di Giava. Fa parte di questa suite una delle pagine più note della produzione musicale, Claire de lune. Liberamente ispirato all’omonima poesia di Paul Verlain, è il terzo pezzo della suite e si discosta come stile dagli altri, accompagnandoci in una dimensione onirica.

Nella seconda parte ascoltiamo il secondo quaderno degli Études, ultimo lavoro pianistico dell’autore. Ogni titolo richiama i problemi tecnici o le classiche partizioni dei metodi (cinque dita, terze, seste, ottave, passi cromatici, note ribattute, ecc.). La difficoltà tecnica è elevata, Debussy li aveva descritti come “un avvertimento ai pianisti di non intraprendere la professione musicale a meno che non abbiano mani straordinarie”. (Paura eh?)

Il nostro viaggio si conclude con il secondo libro dei Préludes. Passiamo da paesaggi esotici, iberici, ad altri più naturalistici, dai fiumi alle brughiere, attraverso un’ironia a tratti grottesca e citazioni degli inni nazionali britannici e francesi.

A condurci in questo viaggio onirico sono gli allievi delle classi di pianoforte del conservatorio. Susseguitisi come in una maratona, tra difficoltà tecniche, interpretative, gestione dell’ansia e autocontrollo, questi pianisti in erba sono riusciti ad affrontare tutto con determinazione, regalandoci un piacevole pomeriggio musicale.

Martina Stracuzzi

Lascia un commento