Enfants prodige en duo. Conversazione con Indro Borreani e Ginevra Costantini Negri

Terzo appuntamento della rassegna “Talenti” di Bologna Festival. Questa volta, dopo un trio ed un quartetto, la formazione cameristica si restringe a un duo, nella fattispecie Indro Borreani al violino e Ginevra Costantini Negri al pianoforte, due giovanissimi prodigi dei rispettivi strumenti, già segnalatisi per meriti straordinari. Assieme suoneranno per il pubblico bolognese, mercoledì 17 Aprile, alle ore 20.30, come di consueto presso l’Oratorio di San Filippo Neri, luogo elettivo per le stagioni cameristiche.

Abbiamo incontrato i due giovani interpreti, che con entusiasmo e gentilezza hanno risposto a qualche nostra domanda.

Indro e Ginevra, due musicisti ognuno dei quali ha già le sue brave esperienze artistiche alle spalle, nonostante, ricordiamolo, i rispettivi 19 e 18 anni. Com’è, invece, collaborare in duo? Avete dovuto rinunciare a qualcosa del vostro carattere di solisti? E cosa avete guadagnato?

Indro: «Ci siamo molto arricchiti iniziando questo percorso e abbiamo guadagnato tanto interesse – almeno dal mio punto di vista – verso la musicalità piuttosto che verso l’esibizionismo tecnico, ma non mi sento di dire che ho dovuto rinunciare a qualcosa; questo duo è molto equilibrato perché i nostri concerti rispettano anche le esigenze solistiche di entrambi».

Ginevra: «Sono senz’altro d’accordo con Indro. L’esperienza in duo mi ha aiutato molto nella mia formazione musicale ed è stato stimolante lavorare con un coetaneo motivato come Indro».

Ginevra, da almeno otto anni sei sempre in giro per il mondo, non stai mai ferma! A dieci anni addirittura una prima esibizione alla Carnegie Hall. Da piccoli viaggiare diventa un gioco amplificato. Tu però avevi delle esibizioni da sostenere. Che impressioni hai ora di tutti quegli spostamenti?

Ginevra: «Li ho vissuti tutti con allegria, forse anche perché non mi rendevo ancora conto della reale importanza degli eventi. Grande emozione prima dei concerti, ma poi un bel gelato e pronti per una nuova avventura! Mi è sempre piaciuto viaggiare, con la musica si scoprono luoghi meravigliosi, a partire dai piccoli teatri italiani, dei veri gioielli architettonici. All’estero poi ci si confronta con altre istituzioni e abitudini, anche gastronomiche: sono una rossiniana, non dimentichiamolo!».

Indro, siete stati segnalati al Bologna Festival dal tuo maestro, Uto Ughi (che, fra l’altro, ti ha prestato il Domenico Fantin con cui ti esibisci!). Ci vuoi parlare del tuo rapporto di allievo con un grande interprete? 

Indro: «Prima di tutto è stato un grande onore anche solo averlo potuto conoscere, figuriamoci poi cosa ha significato e significa per me essere un suo allievo. Suonare sul suo violino rappresenta un privilegio e un motivo di grande orgoglio, ma soprattutto uno stimolo a migliorarmi quotidianamente, prendendo esempio da un musicista di straordinaria caratura come lui».

Ginevra, come accennavi, la tua passione per Rossini è grande e ti sei fatta notare proprio per le tue interpretazioni dei Péchés de vieillesse, di cui eseguirai qualche estratto il 17 sera. È un repertorio davvero insolito e, purtroppo, poco conosciuto. Come è nato il tuo interesse a riguardo?

Ginevra: «Guarda, è cominciato fin da piccolissima, ero già innamorata del Coniglio di Siviglia di Bugs Bunny nella parte di Figaro! Poi a otto anni ho convinto i miei compagni delle elementari a metter in scena Il Barbiere e conoscevo già diverse altre opere di Rossini. Ma il vero responsabile, è stato Mario Marcarini, storico della musica e General manager di Concerto Classics, che mi aveva proposto di ascoltare i Péchès de vieillesse. Me ne sono innamorata subito, nelle esecuzioni di grandi pianisti, e appena ho raggiunto il livello tecnico necessario (perché i pezzi sono di una difficoltà diabolica) ne ho inserito qualcuno in repertorio. E poi ho accettato con grande entusiasmo la proposta di Concerto Classics di essere la prima adolescente a incidere i Peccati di vecchiaia, che è stata anche la motivazione per cui mi è stata concessa l’onorificenza di Alfiere della Repubblica, della quale sono orgogliosa e onorata.

Entrambi avete finito la scuola. Ma per molto tempo avete dovuto conciliare i vostri impegni musicali con questo obbligo. Siccome so che è un vero scoglio per un po’ tutti i giovani studenti di musica, bravi e meno bravi, vi chiedo: come se ne viene a capo? Tra compiti a casa, interrogazioni, assenze da non sforare, il tempo non basta mai e toccare lo strumento diventa complicatissimo. Figurarsi poi organizzare tournée o preparare concorsi!

Indro: «In verità siamo tutti e due ancora a scuola e la conciliazione fra le due cose non è facile, anche se devo dire la verità Ginevra si impegna molto più di me in ambito scolastico, ma anche io ho il mio bel da fare! Infatti, fino a questo momento non mi è stato possibile preparare tutto il repertorio che avrei voluto proprio per colpa del tempo che la scuola mi ha tolto, spesso per materie non attinenti al percorso che ho scelto».

Ginevra: «La scuola rappresenta sicuramente un grande impegno, soprattutto quest’anno con la maturità. Io studio durante l’anno da privatista per il liceo linguistico, prendo lezioni individuali a scuola e alla fine dell’anno sostengo gli esami di tutte le materie. Il vantaggio è che posso programmare con i professori le lezioni in base ai miei impegni e questo mi facilita senz’altro le cose. Il problema per noi è sempre il tempo a disposizione, non certo la volontà».

Posato il violino e chiuso il coperchio della tastiera del pianoforte, quali sono le vostre attività principali, eventuali impegni o semplici passioni?

Indro: «Seguo molto il calcio, che è la mia principale passione; gioco in una squadra dilettantistica, anche se devo ammettere che siamo davvero scarsi…».

Ginevra: «Quando ho tempo, mi piace andare al cinema, a teatro, alle mostre, viaggiare e seguire anche le serie Tv, come Game of Thrones: vedremo come andrà a finire; certamente mi sento più Stark che Lannister…».

Ginevra è stata nominata Alfiere della Repubblica dal Presidente Mattarella, assieme avete suonato dinnanzi al Presidente della Repubblica di Malta. Insomma, volete per caso darvi alla carriera diplomatica?!
Scherzi, a parte, è una bellissima soddisfazione sapere che la propria arte sensibilizzi le istituzioni. A tal riguardo, pensate che quello che fate come artisti abbia anche un valore aggiunto?

Indro: «Penso che le istituzioni siano il primo punto da sensibilizzare, perché solo attraverso di esse la musica classica potrà ritornare agli splendori di un tempo, è troppo importante per la nostra nazione e per il nostro meraviglioso patrimonio culturale.

Ginevra: «Questi anni di crisi economica ci hanno dimostrato che possiamo rinunciare a molte cose, ma non alla musica, che resta uno dei bisogni fondamentali degli esseri umani e che abbiamo perciò il compito di valorizzare e sostenere».


Qual è il più bel pregio di ognuno di voi secondo l’altro? (sarò buono e non vi chiederò i difetti!)

Indro: «Dovrei elencarne molti, ma fra tutti sceglierei la precisione. La sua solidità riesce a bilanciare il mio carattere, più “selvaggio” e mi permette di eseguire con maggiore tranquillità anche brani più lontani dalla mia natura».

Ginevra: «Indro ha una grande grande personalità. In più ha avuto anche un’ottima formazione pianistica perciò è più semplice lavorare con lui, perché sa quali sono gli ostacoli che un pianista deve superare. Quello che mi piace di lui è anche la capacità di arricchire il brano con nuove idee anche dopo diverse esecuzioni, di non smettere mai la ricerca».

Per Bologna avete proposto un programma in cui, chiaramente, emergono gli interessi e le specialità di ciascuno: Rossini e Paganini.
Poi c’è il Beethoven de La primavera, piuttosto distante dai suoi compagni di serata. Per finire, volete dare al pubblico una chiave di lettura, se c’è, del concerto?

Indro e Ginevra: «Ti ringraziamo per questa domanda. In effetti, la prima parte vuole rappresentare uno degli amori dei due grandi musicisti: il loro sguardo su Beethoven, un’icona amata da entrambi. Ricordiamo l’incontro tra Rossini e Beethoven, per molti ancora avvolto nella leggenda. È la premessa musicale alla seconda parte del concerto, dove emergono il carattere salottiero della musica rossiniana, il virtuosismo di Paganini e l’amicizia tra i due musicisti, compagni di musica ma anche di scherzi carnevaleschi. Come quando si travestirono da donna per il Carnevale del 1821, circondati dagli orchestrali in guisa di mendicanti, come racconta Massimo D’Azeglio nelle sue memorie.

Speriamo di riuscire a trasmettere al pubblico tutta la nostra passione per la loro musica».

Intervista a cura di Diego Tripodi

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