IL ROMANTICISMO DI BRAHMS PERVADE MUSICA INSIEME: IL QUATUOR MODIGLIANI E ALESSANDRO CARBONARE AL MANZONI

Protagonisti del concerto di lunedì 8 aprile al teatro Manzoni sono stati il Quatuor Modigliani e Alessandro Carbonare, per la rassegna Invito alla Musica di Musica Insieme. Un evento tutto romantico, dedicato interamente a Brahms, del quale hanno eseguito i due Quartetti op.51 e il Quintetto op.115 per quartetto d’archi e clarinetto.

Dopo una breve presentazione del concerto, apprezzatissima per la concisione e la chiarezza delle informazioni, entrano in scena i nostri artisti. Prima di ascoltarli, però, dobbiamo essere consapevoli che ci troviamo già all’op.51 quando Brahms decide di pubblicare il suo primo quartetto per archi, alla veneranda età di 40 anni. Possibile che l’autore non si fosse mai cimentato prima in un genere così classico? Naturalmente non è così, sappiamo infatti che il compositore aveva scritto in precedenza già una ventina di opere e frammenti per questa formazione, tutti da lui distrutti perché considerati non all’altezza. All’altezza di chi? Chi era il punto di riferimento fisso che ossessionava il nostro autore? Alludiamo ovviamente al Maestro per eccellenza, a Beethoven, di cui Brahms sente di dover raccogliere l’eredità, come se avesse perennemente un macigno pronto a cadere sulla sua testa al minimo sbaglio. È così, quindi, che per decidere di pubblicare il primo Quartetto, come anche la prima Sinfonia o il primo Concerto per pianoforte e orchestra, Brahms deve affrontare lunghissimi periodi di gestazione, in cui si arrovella giorno e notte per non sfigurare nel confronto col Padre della musica classica.

Il Quartetto n.1, dunque, è un’opera già estremamente matura del nostro compositore, che sceglie la tonalità di do minore, di cui Beethoven era ovviamente il Maestro, per creare un’atmosfera profondamente austera e drammatica. Il Quatuor Modigliani, che proprio l’altra sera ha celebrato i suoi 1000 concerti, lo esegue in modo impeccabile: non una nota fuori posto, non un’intonazione leggermente calante, non un ritmo impercettibilmente spostato. Si nota che il gruppo è davvero affiatato e ormai estremamente sicuro del proprio insieme, d’altronde i quattro si conoscono dai tempi del Conservatorio e suonano stabilmente in questo complesso ormai da 15 anni. Se proprio vogliamo cercare il pelo nell’uovo in questa esecuzione, potremmo dire che è forse mancata un po’ di drammaticità, fatta di quel suono più pieno tipico romantico: la tecnica e la pulizia assolutamente perfette sono andate a scapito di una espressività che risulta a momenti trattenuta. Il discorso non vale però per il secondo tempo, la Romanza, pagina più lirica e contemplativa in forte contrasto con la tragicità del primo e quarto movimento, che invece eseguono con una cantabilità invidiabile.

Veniamo ora al Quartetto n.2, sempre in tonalità minore, questa volta di la. Le due opere sono state composte in coppia, ma sono tutt’altro che simili, se non per la conduzione dei temi sempre estremamente studiata nella sua struttura a variazioni e per la ricerca di un perfetto equilibrio nella forma. Nel secondo Quartetto, infatti, domina un’atmosfera completamente diversa: l’ombrosità e il suono cupo del Do minore lasciano il posto a un’ambientazione più poeticamente malinconica, ma priva di forza tragica. Qui il Quatuor Modigliani esprime al meglio sé stesso, facendo emergere il fascino di ciascun elemento tematico: probabilmente la sensibilità espressiva del gruppo, crediamo, si adatta meglio a scritture più liriche e melodiche, di cui davvero riescono a esaltare la dolcezza dei suoni. L’Allegro finale, che conclude trionfalmente questa prima parte della serata, è stato sicuramente il “pezzo forte” dei quattro, che fanno emergere qui tutto il loro affiatamento in un’esecuzione davvero vigorosa e appassionata.

Arriva la seconda parte e sono passati altri venti anni, quando un Brahms ormai anziano scrive il Quintetto op.115 in si minore, dedicato all’amico clarinettista Richard von Mühlfeld, grazie al quale si era letteralmente innamorato del suono di questo strumento. Una composizione davvero singolare, quest’opera, in cui il clarinetto funge per metà da strumento solista, sostenuto ed esaltato dagli archi, e per l’altra metà si fonde con la scrittura del quartetto. A questo punto è quindi entrato in scena anche Alessandro Carbonare, talento tutto italiano, che sin dalle prime note fuoriuscite dal suo legno diventa il protagonista assoluto della serata. Il musicista riesce a estrarre dal suo strumento un suono talmente magico, quasi ipnotico, mai stridente o troppo soffiato, che lascia il pubblico ammaliato e a bocca aperta per tutti e 37 i minuti dell’esecuzione. Il suono è così chiaro, ma allo stesso tempo così intenso ed eloquente, che non possiamo far altro che rimanere in silenzio ad ascoltare. Naturalmente il Quatuor Modigliani lo sostiene con estrema maestria, sorreggendo e proseguendo l’espressività così cantabile dei suoi temi, senza mai coprirne i momenti solistici.

Alla fine di queste due ore così dense di colore romantico, i musicisti decidono di concludere con leggerezza e ironia, dedicandoci un bis davvero particolare: eseguono otto battute da un quintetto di Mozart inedito perché incompiuto. L’unico finale possibile dopo un concerto di tal sorta e per tale formazione, con cui stemperano mirabilmente l’atmosfera satura di concentrazione in 12 secondi di suoni aerei e classicamente impalpabili.

Elena Cazzato

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