TUTU dei Chicos Mambo: oltre gli stereotipi della danza, con ironia

Alla parola “tutu” la prima immagine che associamo è quella di una ballerina di danza classica che sulle punte fa volteggiare il vaporoso gonnellino. In questo caso invece dovete immaginarvi dei tutu rosa a pantalone indossati da sei ballerini che esteticamente ricordano gli ippopotami disneyiani del film Fantasia.

È così che comincia Tutu, spettacolo creato nel 2014 per celebrare il ventennale della compagnia tutta maschile Chicos Mambo, nata nel 1994 a Barcellona da un’idea del coreografo Philippe Lafeuille. Dopo aver conquistato centinaia di migliaia di spettatori, aver realizzato oltre 300 repliche e ottenuto il Premio del Pubblico al 50° Festival Off di Avignone nel 2015, i Chicos Mambo tornano in tour in Italia con il loro appuntamento ormai annuale. Costretti a posticipare alcune date a causa del furto dei costumi di scena, si sono esibiti anche qui a Bologna domenica 30 marzo al teatro Duse.

La compagnia è una versione europea dei newyorchesi Ballets Trockadero de Montecarlo, che propone una danza en travesti rigorosissima, divertente all’ennesima potenza, in ragione della capacità di fare buona danza mixata con una travolgente ironia del coreografo e direttore artistico del gruppo e dei sei bravissimi danzatori in scena.

I Chicos Mambo rivisitano in venti quadri diversi linguaggi della danza e si prendono gioco, senza alcun tabù e con tanto humor, dei codici della coreografia.

In quest’ode alla danza, che è un magma effervescente di energia, fantasia e un po’ d’irriverenza, presentano oltre quaranta personaggi e icone della storia del balletto. Con camaleontica bravura danzano i grandi brani del repertorio. Si passa dal “carillon” e dal trionfo del tulle di tutù di mille lunghezze, alle ballerine di Pina Bausch, con i lunghi capelli sciolti al vento. Si trasforma il rigore di uno dei più celebri momenti del repertorio classico – il “passo a quattro” del Lago dei cigni – in un trionfo di tenera goffaggine di quattro vaporosi cignetti, che sembrano piuttosto dei simpatici paperotti. I Chicos non possono esimersi dal testimoniare poi le contaminazioni fra danza, sport e acrobazia: si può immaginare cosa siano capaci di produrre, aiutati da attillate tutine, cerchi e nastri ritmici in una parodia della ginnasta Nadia Comaneci e delle sue compagne di squadra. E l’imbarazzante deriva che i balli da sala stanno prendendo, nelle mani dei creatori di format come “Ballando con le stelle”, non vale neppure una riflessione. Ridiamoci su, sembra l’invito dei sei danzatori, che ci presentano uno spaccato dei tic e dei vezzi dei ballerini di valzer, fox-trot e cha cha cha, che lascia tutti senza fiato. Ma non mancano citazioni al tango e persino alla danza maori “haka”.

Tutto questo è reso possibile dall’eterogeneità della formazione artistica della compagnia. Non tutti hanno esclusivamente intrapreso lo studio della danza classica, ci sono anche ballerini di formazione moderna e contemporanea, acrobati e atleti.

Attraverso l’ironia dei diversi quadri Lafeuille ci fa riflettere sugli stereotipi e le convenzioni che accompagnano il ballerino di danza classica e l’idea che associamo a questa figura professionale. Un esempio è la coreografia eseguita tutta sulle punte, che tradizionalmente sono utilizzate esclusivamente dalle donne, dall’unico ballerino italiano della compagnia, Vincenzo Veneruso, entrato nei Chicos perché la sola in Europa che gli permettesse di danzare sulle punte. Oppure il duetto che enfatizza e ridicolizza i gesti del linguaggio codificato tipici dell’interazione tra ballerino e ballerina.

Ma più di tutti colpisce lo spaccato, quasi a fine spettacolo tra due quadri di gag comiche, dove vediamo un ballerino in tutu al centro accerchiato dagli altri ballerini vestiti con abiti quotidiani che lo deridono e insultano con frasi di comuni stereotipi sull’aspetto fisico, sulle preferenze sessuali e sulle convenzioni dei ruoli attribuite all’ambiente maschile della danza.

Ogni scena è una sorpresa di colori e gli interpreti trasportano gioiosamente il pubblico nel loro universo fantastico e teatrale. Un’ode alla danza, un magma effervescente di colori e visioni sfrenate che conquistano anche chi non ha dimestichezza con l’arte coreutica. Le invenzioni comiche sono sottolineate dai costumi di Corinne Petitpierre, deliranti variazioni del classico tutu, giubbotti, cappelli, code d’anatra e pantaloni che permettono a un volatile di danzare.

La musica utilizzata spazia dal repertorio classico del balletto come il Lago dei Cigni di Čajkovskij, le Sacre du printemps di Stravinskij, il Bolero di Ravel, a brani meno convenzionali per la danza come la Sequenza III di Berio fino alla salsa cubana, il tango argentino e la canzone Lillies of the Valley di Jun Miyake, utilizzata come colonna sonora nel film Pina (sulla vita di Pina Bausch).

Tutu – La danza in tutte le sue condizioni, come recita il sottotitolo, sia quelle visibili allo spettatore attraverso l’esito scenico, sia quelle più intime, che fanno parte del vissuto quotidiano del danzatore. È uno spettacolo in cui l’autoironia, l’arte di irridere ma anche la serietà riescono a far emergere il credo che porta avanti la compagnia: l’amore per la danza sopra ogni cosa.

Martina Stracuzzi

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