Una musica d’aria, movimento di foglie, profumo di fiori

Cento anni più uno di Claude Debussy. Esaurite le commemorazioni del centenario della morte del compositore francese, si continua a riflettere sulla sua opera. “Chorus” pubblica qui un intervento di Francesco Dilaghi, docente di pianoforte al “Martini”, che coordina sabato 6 alle 16 in sala Bossi l’ultimo di una serie di omaggi dei pianisti del Conservatorio all’autore.

Il nostro blog, inoltre, prossimamente recensirà Monsieur Croche, la riedizione degli scritti di critica dell’autore di Pelléas et Mèlisende, ampliati nel numero rispetto alla primissima edizione nel Monsieur Croche antidilettante, con un’aggiunta di interviste (edizioni il Saggiatore).

Un omaggio a Claude Debussy

Sabato 6 aprile si conclude il progetto del nostro Conservatorio volto a ricordare la figura, e in particolare la produzione pianistica, di Debussy nella ricorrenza del primo centenario della morte. Il progetto nasce infatti l’anno scorso come una iniziativa pensata e realizzata in stretta collaborazione tra tutte le classi di pianoforte. L’idea era quella di affiancare all’esecuzione dei brani musicali anche un intervento di presentazione dei brani stessi, evitando possibilmente l’abituale e spesso un po’ generica introduzione all’ascolto, ma cercando piuttosto di mettere in evidenza alcune delle implicazioni extra-musicali – soprattutto, ma non solo, legate alla dimensione della letteratura e delle arti figurative – che sottendono lo specifico processo creativo di questo autore. Ecco allora che la prima parte, nel marzo dell’anno scorso, presentava l’esecuzione integrale da parte di nostri studenti del primo libro dei Preludi e della suite Children’s Corner. In particolare, a proposito di quest’ultima opera, si era voluto anche dar seguito ad un’altra simile iniziativa dell’anno precedente, in quel caso dedicata a Bartók, che vedeva protagonisti i nostri studenti più giovani (e in alcuni casi giovanissimi). La risposta, sul piano della qualità delle esecuzioni, era stata davvero lusinghiera e i piccoli pianisti avevano potuto presentare questa esecuzione di Children’s Corner anche nel prestigioso contesto della Fondazione Tagliavini a San Colombano.

Dato il buon esito di questa prima manifestazione in omaggio al grande musicista francese, si è deciso di dare seguito al progetto con una seconda parte, che si è svolta nel novembre dell’anno scorso. In questa nuova occasione le esecuzioni, aperte da un brano giovanile meno noto – Danse – hanno riguardato opere di grande rilievo quali i due trittici delle Images, il trittico delle Estampes e il primo quaderno degli Studi, opera quest’ultima della piena maturità del musicista francese. In questo caso l’intervento a margine delle esecuzioni musicali è consistito in una ricognizione delle registrazioni storiche di Debussy – il quale fu un eccellente pianista, anche se non svolse una regolare carriera di concertista – interprete della propria musica, integrata da vari ascolti, a cura di uno dei massimi esperti di discografia a livello nazionale, il nostro collega Giuseppe Rossi.

Ma all’inizio di questo anno scolastico è sembrato che la spinta degli insegnanti e la risposta degli studenti su questo tema non fosse ancora esaurita: dispiaceva lasciare da parte un’opera essenziale dell’autore quale il secondo libro dei Preludi e una delle pagine giovanili più note ed eseguite quale la Suite bergamasque, così come anche lasciare incompleta la serie degli Studi, opera di fondamentale importanza e vera e propria “porta aperta” su tutto il successivo Novecento: ecco dunque questa terza ed ultima parte del progetto, che a rigor di termini “sfora”, sia pure di poco, rispetto all’anno delle celebrazioni, ma che prosegue e arricchisce l’ambito dell’iniziativa. Il risultato è che, nell’arco di un anno solare, il nostro Conservatorio è riuscito a proporre l’esecuzione di quasi tutte le composizioni pianistiche più importanti del grande maestro francese.

Un progetto, se vogliamo, né particolarmente innovativo, né originale; un “normale” progetto di conoscenza del nostro repertorio maggiore, di innegabile valenza didattica, che forse tutti i Conservatori dovrebbero volere e poter svolgere. Un progetto, però, che è possibile realizzare solo quando tra gli insegnanti coinvolti – ed è stato fortunatamente il nostro caso – esista un clima di armonia e un completo e fattivo spirito di collaborazione.

Una considerazione, infine, circa le implicazioni extra-musicali di molte pagine debussiane: non si tratta naturalmente di ridurre questa musica a semplice descrittivismo, dimensione questa del tutto sbagliata, che Debussy – come peraltro anche l’abituale etichetta di “impressionista” – rifiutava sdegnosamente. La realtà che Debussy respirò e nella quale si sviluppò la sua creatività è più complessa, è quella del simbolismo e della sinestesia: un suono evoca una parola, un gesto, una immagine, un odore, un colore, un paesaggio: oppure, attraverso un percorso uguale e contrario, ne è evocato. E la straordinaria curiosità e sensibilità di questo grande musicista per tutto ciò che, nell’arte e nella natura, non atteneva al puro e semplice àmbito musicale, deve restare una necessità imprescindibile anche per chiunque si cimenti con la sua musica: musica che altrimenti resta magari ben eseguita, ma non totalmente compresa nella sua completezza.

Francesco Dilaghi

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