Bietti: uno sguardo sull’uomo partendo dalla musica

Gli undici capitoli che compongono Lo spartito del mondo. Breve storia del dialogo tra culture in musica scritto dal compositore, pianista e musicologo Giovanni Bietti ed edito da Laterza nel 2018 ci conducono in un viaggio nel quale ripercorriamo e osserviamo la storia del continente europeo (e non solo) partendo dall’esperienza musicale, fattore comune, seppure con infinite sfaccettature, a tutte le culture del pianeta. Lo scrittore sceglie di dar voce a quelle culture definite “minori” che hanno popolato (e popolano) il vecchio continente mettendo in evidenza come queste abbiano sempre “dialogato” tra loro e come gli intellettuali e gli uomini d’arte si siano sempre, in ogni epoca, interessati a comprenderne le usanze e i costumi. Bietti mantiene la promessa iniziale di non scrivere un libro per addetti ai lavori relegando i pochi tecnicismi presenti a sezioni finali di paragrafo, rendendo il manoscritto piacevole e scorrevole alla lettura, facendo concentrare il lettore non su argomenti strettamente musicali bensì sui concetti di “interculturalità” e “multiculturalità”. La torcia che illumina le opere di Mozart, di Beethoven e di tutti i compositori da Bietti citati tra le pagine de Lo spartito del mondo non mette in luce l’indiscutibile valore estetico ma l’intento etico che ha portato gli artisti a cimentarsi nella composizione quale può essere il desiderio di un’unione fra popoli al di là delle differenze e dei conflitti passati (es. la Nona di Beethoven), la volontà di inglobare le tradizioni popolari nella musica colta (Mozart ad esempio conclude la Sinfonia K338 in Do maggiore con una tarantella e su suo esempio anche Haydn nella Sinfonia n.83 e Schubert nella Sinfonia n.3 tesseranno trame sonore partendo dalla forma della danza salentina) e altri ancora.

Bietti inoltre pone l’accento su un tema attualissimo e per nulla scontato: l’educazione alla diversità. Per lumeggiare questo concetto lo scrittore porta l’esempio del compositore ed etnomusicologo Béla Bartòk attivo anche nel campo dell’insegnamento per il quale ha composto la raccolta di studi pianistici For Children, nelle cui pagine s’intrecciano melodie popolari ungheresi e slovacche. La raccolta quindi non solo adempie al dovere di far sviluppare una caparbietà tecnica all’allievo ma si assume anche l’onere di educarlo a una “multiculturalità sonora” idea, quest’ultima, ambasciatrice di un desiderio di fratellanza fra popoli agognato dal compositore ungherese.

Lo spartito del mondo assurge, man mano che le pagine lette diventano più di quelle da leggere, a manuale: Bietti ci regala una prospettiva con la quale l’uomo moderno può (e deve) affrontare la quotidianità. Ci sprona a guardare la società nella quale viviamo, e le culture che vi orbitano intorno, con lo stesso sguardo con il quale gli artisti e compositori citati nel suo libro si affacciano alla realtà a loro coeva: un porgere l’orecchio e l’occhio costantemente incuriosito e privo di pregiudizi con in seno l’unico ideale di un comune benestare e piena accettazione del diverso.

Leandro Paradisi

Giovanni Bietti, Lo spartito del mondo. Breve storia del dialogo tra culture in musica, Editori Laterza, 2018, pp. 174, con tracce audio, euro 16.

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