Teatro dell’ABC: peregrinare fra le arti e il tempo.

Siamo sul reclinare di un giorno qualsiasi al volgere del secolo quindicesimo. Immaginate provenire dalle faticose vie boschive dell’appennino un pellegrino. Affidatosi alla guida fedele del Savena, eccolo giungere finalmente ai piedi delle grandi mura felsinee, appena arrossate dalla luce vespertina. E, magari, fermarsi dinnanzi alla grande porta, invece di lasciarsi ingoiare dalla città a quell’ora tarda, chissà in quale locanda albergando a poche lire e a molto rischio – che c’è un bel dire che con i Signori d’ora la città non patisca più le briganterie papaline, il nostro sa bene che questi bolognesi son dottori in legge e commercianti insieme, diabolica unione. No, meglio bussare e chiedere ospitalità a quel convento lì accanto: è titolato a Santa Maria della Misericordia e di certo non lo scacceranno i bravi e osservanti frati.

Chiesa e convento oggi ci sono ancora e mantengono parte del loro fascino tardo romanico. Di contro, le mura sono sparite e al loro posto l’anello dei viali difende il nucleo cittadino con il suo traffico. Persino il torrente non trova più posto nel paesaggio della città moderna: non assiste più forestieri, ma prosegue clandestino il suo cammino sottoterra, nascondendosi fra le fondamenta millenarie. Solo Porta Castiglione si erge ancora, in un solipsismo un po’ ridicolo e amaro. Nel frattempo, attorno alla chiesa è nato un grande giardino pubblico, con tanto di laghetto e chiosco dei gelati, in cui l’umanità nuova libera i suoi istinti vecchi di passeggiate, accompagnata da cani al guinzaglio e dal pellegrino addomesticato al tempo libero.

Se bussate al convento non vi aprirà più nessun frate. La chiesa è naturalmente parte della diocesi locale ed è retta da un sacerdote, don Mario, conosciuto da tutti per essere un uomo di rara bontà e dedizione cristiana. Anche la parrocchia è assai attiva. D’altronde, questo non si è detto, ma di lì a poco dopo la visita del nostro pellegrino, la Signoria dei Bentivoglio, e con essa la velleità di una indipendenza dal giogo papale, sarebbe velocemente declinata e la ricca e orgogliosa Bologna tornata sotto l’egida di Roma. La città vivrà sempre una natura scissa tra una vocazione laica e una fervida fedeltà cattolica. I due aspetti finiranno per originare nel tempo una singolare tendenza di religiosità progressista (santa alternativa ai pericoli delle dottrine più miscredenti), assai militante nelle strade e fra la gente, con iniziative e realizzazioni concrete. In questo contesto, di una Bologna alla Guareschi, sorgono in seno alle parrocchie spazi di aggregazione, piccoli cinema e teatrini. Non è esente Santa Maria della Misericordia che si munì del noto Cineteatro Castiglione.

Quella sala è tornata a nuova interessantissima vita da qualche mese. Nuova perché, dopo un decennio di chiusura, è divenuta casa per l’Associazione culturale ABC (qui il sito e la pagina Facebook); interessantissima, perché si prospetta una attività molto intensa e articolata in manifestazioni di più linguaggi artistici che potrebbe fare di Piazza di Porta Castiglione uno dei centri culturali più stimolanti di Bologna. ABC, infatti, è un collettivo presieduto da Lavinia Turra e formato da alcuni professionisti le cui esperienze sono tra le migliori che questa città può vantare nei vari campi culturali: Valentino Corvino per la musica classica e, soprattutto, contemporanea; Gabriele Via per la letteratura; Guglielmo Pagnozzi ed Emiliano Pintori per il jazz; Paolo Fiore Angelini e Gianluca Perdoni per il cinema; Gianni Marras per il teatro, Roberto Serra (sempre con Guglielmo Pagnozzi) per la fotografia. Sette rassegne, una per ogni giorno della settimana, una dimensione di spazialità fra le arti che rimanda a suggestioni storiche, dal culto dionisiaco delle muse all’enciclopedismo illuminista, passando al curriculum delle arti liberali medievali.

Anche la sala interna evoca immagini disparate della memoria musicale, forse complice, come si diceva, le mura medievali dell’edificio; ma più probabilmente la dimensione raccolta, che crea uno spazio suggestivo di intimità e protezione, ma al contempo anche di accoglienza, un valore centrale nei propositi di ABC, come tengono sempre a dire: ecco quindi che nuovi pellegrini troveranno ospitalità fra quelle mura. È in questa atmosfera che si articola, con un appuntamento al mese, la rassegna di musica contemporanea “Songlines”, la cui programmazione ed esecuzione è affidata alla perizia di FontanaMIX Ensemble, che, a proposito di peregrinare, sembra aver trovato in Piazza di Porta Castiglione perlomeno un momentaneo respiro nell’indeterminatezza degli ultimi tempi (vedi anche l’intervista a Francesco La Licata su Chorusmartini).

Lunedì 11 marzo è stato il momento di En trance, un omaggio a Fausto Romitelli, talentuosissimo compositore precocemente scomparso, oramai quindici anni fa, cui gli artisti di FontanaMIX erano legati da una affettuosa collaborazione, e che fece comunque in tempo a lasciarci veri e propri capolavori, capaci di proporre una via di fuga dall’impasse post avanguardistica (in cui tutt’oggi faticosamente brancoliamo). È il caso de La sabbia del tempo per ensemble, un brano di splendida ricerca sonora. La serata prevedeva, inoltre, con una scelta davvero coerente e piacevole, brani di autori che facevano parte del vissuto musicale di Romitelli stesso e a cui può dirsi legato seppur in maniera non dichiarata: l’Hommage à Hilding Rosenberg di Ligeti, il Trio per archi di Scelsi – pagina di sconvolgente concentrazione emotiva -, Osmosis I per chitarra amplificata ed elettronica del compositore bolognese Nicola Evangelisti. La serata è stata condotta con estrema piacevole informalità da parte dei musicisti che hanno schiettamente interagito col pubblico, così come informale – ma non assolutamente “piacione” – il finale arrangiamento per ensemble a cura di Francesco La Licata di, addirittura, Purple Haze di Jimi Hendrix.

Dopo una prima partenza un po’ in sordina a gennaio e invero abbastanza disertata, questa volta la risposta del pubblico è stata gratificante, con la presenza ampia di volti noti del settore, qualche compositore, molti colleghi, fedelissimi appassionati, insomma un entourage un po’ da schubertiade, tanto per tornare all’intimismo di cui sopra. Ci si augura per il prossimo appuntamento che il pubblico intercettato possa essere più ampio e diversificato, per come l’iniziativa meriterebbe ma, mi preme dirlo, anche e soprattutto meriterebbe il pubblico, che dovrebbe sempre avere occasione di belle esperienze. Il prossimo appuntamento sarà il 29 aprile con un tuffo nel Novecento americano a tutto tondo, da Ives e Varèse a Reich e Mackey, passando per gli immancabili Cage e Bernstein.

Diego Tripodi

Lascia un commento