IL FASCINO DEL NOVECENTO: NELLE STANZE ACCORDI DI SONATA

Ancora una volta Musica Insieme, in collaborazione con il Centro di Promozione teatrale la Soffitta, ci stupisce con un concerto di tutto rispetto. L’auditorium del DAMSLab ha ospitato infatti due professioniste del calibro di Grazia Raimondi, al violino, e Maria Grazia Bellocchio, al pianoforte: le due hanno alle spalle una solida carriera concertistica – solistica e non – in collaborazione con orchestre e istituzioni musicali nazionali e internazionali, nonché numerose incisioni con le maggiori etichette discografiche.

Il programma che ci propongono è davvero molto intrigante: due grandi sonate, capisaldi del repertorio cameristico per pianoforte e violino, inframmezzate da brani più brevi, il primo sempre per duo, mentre gli altri per pianoforte solo. Il concerto si apre con energia grazie all’Introduzione e Allegro di Goffredo Petrassi del 1933. Il brano prevede una solida base ritmica, molto decisa e coinvolgente, e continui scambi virtuosistici tra i due strumenti, eseguiti magistralmente dalle nostre musiciste, che dialogano con estrema chiarezza e con sincronia perfetta.

Segue la Sonata n° 2 op. 94 bis di Sergej Prokofiev in Re maggiore, composta nel 1943, inizialmente pensata per pianoforte e flauto, poi trascritta per violino su richiesta del celebre violinista David Ojstrach. Si tratta di un brano piuttosto classico, in quattro movimenti, e assolutamente equilibrato: alterna tempi più cantabili e malinconici, ad altri fortemente ritmici, esuberanti e a tratti aspri.

Dopo questa sferzata di energia, il nostro orecchio può ora cogliere le infinitesimali sfumature di suono dei “Giochi” (Játékok) di György Kurtág, una raccolta di piccoli pezzi per pianoforte solo cominciata nel 1973 e non ancora conclusa, destinata alla didattica e all’esplorazione della tastiera e dell’espressione da parte dell’allievo. Qui la Bellocchio ci presenta una scelta di otto giochi, tutti molto diversi tra loro, dei quali ci colpisce in particolare Play with Infinity: la pianista esegue con una mano una infinita e inarrestabile scala cromatica in pianissimo, di cui apprezziamo immediatamente l’estrema regolarità nel mantenimento del tempo e della dinamica, mentre l’altra mano crea dei guizzi completamente contrastanti all’acuto o al grave.

Si conclude, quindi, con un’altra grande sonata: la Sonata n° 3 in Re minore op.108 di Johannes Brahms, risalente al 1888. E a questo punto come me vi chiederete: che cosa c’entra Brahms in un programma tutto dedicato al Novecento, anche inoltrato? Chi ha partecipato al concerto, però, è rimasto piacevolmente stupito dall’assoluto equilibrio creato dalla scelta dei brani. Avrà infatti notato che le due Sonate non sono così distanti tra loro come sembrano, poiché stiamo parlando all’inizio di un Prokofiev assolutamente non estremo e dissonante, che si è dovuto adattare alla richiesta di “semplicità” imposta dal governo dell’URSS, e dopo di un Brahms estremamente maturo, che approda quasi al nuovo secolo e che nell’ultimo movimento dà grande rilievo alla componente ritmica del pianoforte, proprio come numerosissimi autori del Novecento.

Naturalmente possiamo percepire questa perfezione nella scelta del programma soltanto perché tutto, dalla prima all’ultima nota, è stato eseguito con una professionalità assoluta: neppure nei virtuosismi più mostruosi è emersa una sbavatura, o una nota non perfettamente intonata, o un suono più stridente. Tutto assolutamente da apprezzare, sia a livello tecnico, sia espressivo, sicuramente anche grazie al luogo che ospita questi eventi, che, seppur piccolo e modesto, ci regala un’acustica perfetta anche negli ultimi posti, permettendoci di non perdere nemmeno il pianissimo più impercettibile. Degna di lode, infine, anche la breve presentazione di Letizia Poli, neolaureata in Discipline della Musica e del Teatro, che ci regala una spiegazione semplice e concisa, permettendo anche ai più inesperti di poter seguire il concerto con consapevolezza, ma senza annoiarsi e perdersi tra paroloni e discorsi filosofici.

Per concludere, fa piacere notare la presenza di un pubblico folto ed eterogeneo, che va dal giovane neofita, allo studente di Dams o di Conservatorio, al professore, all’amatore di classica più attempato, tutti attentissimi a non disturbare e a non applaudire finché non si è concluso l’ultimo respiro. Possiamo quindi affermare che l’obiettivo di Prokofiev è stato raggiunto grazie alle nostre due fantastiche interpreti:

“[… ]ho sentito tanto parlare di musica e del pubblico verso cui è destinata, delle persone a cui un compositore deve rivolgersi o a chi la sua musica deve essere indirizzata. Secondo il mio modo di vedere, il compositore, proprio come il poeta, lo scultore o il pittore, è legato al dovere di servire l’Uomo, le persone. Egli deve abbellire la vita umana e difenderla. Egli deve essere principalmente e prima di tutto un cittadino, così che la sua arte possa coscientemente esaltare la vita umana e guidare l’uomo verso un futuro radioso. Questo è il codice immutabile dell’arte per come la vedo io.”

(Sergej Prokofiev e S. Shilfstein S., Sergei Prokofiev, Autobiography, Articles, Reminescences, University Press of the Pacific, Hawaii, 2000, p. 136)

Vi aspettiamo perciò al prossimo appuntamento, che crediamo non sarà da meno: https://musicainsiemebologna.it/concerto/ilia-kim-musica-e-pittura-visionari-e-simbolisti-nella-letteratura-pianistica

Elena Cazzato

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