Si sa che quando inizi a gustare qualcosa, a prenderci la mano, poi vuoi moltiplicare il piacere, scopri altri campi nei quali sconfinare che all’inizio non avevi previsto.

Avevamo pensato inizialmente, con questo blog, di ascoltare le voci musicali di Bologna, tante, diverse. Facendolo, sono nate nuove esigenze. Per esempio quello di guardarci indietro, ogni tanto, sempre spinti dal bisogno di soddisfare curiosità, di mettere a posto (o sgretolare) caselle.

Così apriamo ora questa nuova sezione, Antichi Maestri, per permetterci medaglioni, riconoscenze, ricordi, viaggi in un passato palpitante che può nutrirci ancora. Iniziamo con un ritratto post mortem di Nikolaus Harnoncourt, direttore, filologo, ricercatore inesausto delle prassi esecutive dei secoli passati. Continueremo con John Cage e Carlo Gesualdo da Venosa, partendo da alcuni libri recenti. E poi vogliamo ascoltare e segnalare dischi (a proposito: mandateci incisioni e informazioni sulla vostra attività musicale, sia il vostro un ensemble barocco o un combo scatenatissimo o una consolle piena di tasti jack e fili colorati).

Già, ma perché Antichi Maestri? È un omaggio a uno dei romanzi più belli e sconvolgenti, scarnificanti, del secolo passato, Antichi Maestri appunto, di quel geniale misantropo che è stato lo scrittore austriaco Thomas Bernhard. Lo trovate pubblicato da Adelphi:

«Grazie alla musica salvarsi ogni giorno di nuovo, tirarsi fuori da tutte le nefandezze e le cose disgustose, è questo il trucco, disse, ritrovare ogni giorno la salvezza grazie alla musica, ridiventare ogni giorno, di primo mattino, un vero essere umano che pensa e sente, mi capisce! disse. Ma sì, disse Reger, l’arte, anche se la malediciamo e se a volte ci sembra del tutto pleonastica, e se siamo costretti ad ammettere che essa in realtà non vale un accidente, se osserviamo, qui, i quadri di questi cosiddetti Antichi Maestri, che molto spesso, e com’è naturale sempre di più con il passare degli anni, ci sembrano senza senso e senza scopo, nient’altro che maldestri tentativi di piazzarsi artisticamente sulla faccia della terra, malgrado tutto non c’è nient’altro che salvi la gente della nostra fatta se non proprio quest’arte maledetta e dannata e spesso funesta e disgustosa da far vomitare».

(Ma. Ma.)

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