Come sappiamo il vento è raro a Bologna. Ma se vi travolge una folata che trasporta idee creative e suoni che risvegliano l’anima vi starà sicuramente portando a sentire un concerto delle rassegne concertistiche organizzate da Musica Insieme. Giovedì 7 febbraio siamo andati a sentire il secondo appuntamento, «Rising Stars II», del cartellone «MIA – Musica Insieme in Ateneo». La rassegna, organizzata dal 1997 in collaborazione con l’Università di Bologna, ha lo scopo di avvicinare gli studenti all’arte dei suoni con l’aiuto di interpreti riconosciuti e introduzioni mirate, negli spazi della loro quotidianità, com’è oggi l’Auditorium del DAMSLab dell’Università di Bologna.

Siamo stati accolti dalla direttrice Fulvia de Colle e dal presidente Borsari, e dalle parole scambiate emerge tutta l’energia e la voglia di mettersi in gioco per creare opportunità culturali che coinvolgano i giovani, nonostante le difficoltà economiche con le quali ci si scontra quotidianamente.

Entrati in sala si nota un pubblico eterogeneo: la maggior parte sono studenti universitari, non solo italiani. La probabilità del temuto scarto della caramella sulla dinamica pianissimo di un pezzo durante il concerto è scarsa, forse questa volta siamo salvi.

Si spengono le luci, l’emozione è palpabile.

Viene introdotto il concerto da Federico Lanzellotti, dottorando in Discipline della musica, in maniera molto dettagliata e professionale.

Entra in scena il primo musicista della serata: il violoncellista Enrico Mignani. L’emozione viene resa visibile dalla sistemazione tormentata del puntale, per il quale ricerca la lunghezza migliore per stare più comodi. Veniamo avvolti dalle note della Suite no. 3 in do maggiore BWV 1009 di J. S. Bach, composta nel 1720 circa, formata da Preludio, Allemanda, Corrente, Sarabanda, Bourrée I, Bourrée II (in tonalità di do miniore) e Giga.

Esecuzione lineare e pulita, con un’intonazione perfetta e il gesto sonoro del musicista che diventa parte integrante della composizione e ci guida nell’ascolto. Ogni pezzo ha il suo respiro e sentirlo permette al pubblico di vibrare insieme alla musica e entrare ancora di più nell’ascolto. Interessante ed efficace la scelta del cambio di articolazione dalle note legate al pizzicato nella ripetizione della Sarabanda.

Appena sale sul palco Matteo Cimatti, il secondo giovanissimo musicista della serata, arriva il tanto temuto cambio di sonorità: lo scarto dell’involucro per dolciumi amplificato. (Sembrano sempre avvolte da carte chilometriche per il tempo d’azione impiegato, non vi pare?)

Per fortuna ci dimentichiamo istantaneamente dell’accaduto con un cambio vero di atmosfera. Passiamo dalla morbida musica barocca alle stridenti sonorità contemporanee della Cadenza per violino solo di K. Penderecki. Composta nel 1984 per viola solista, fu pubblicata la trascrizione per violino nel 1987. La Cadenza è composta senza le stanghette di battuta ed è divisibile in tre sezioni. La prima è caratterizzata da un progressivo crescendo e da un’accelerazione ritmica che hanno la funzione di preparazione alla sezione centrale (Vivace), la più lunga e complessa, dove vengono elaborate le idee della prima sezione, per terminare nella terza sezione che è quasi identica alla prima tranne per la parte conclusiva che chiude il pezzo sulla dinamica pianissimo. Penderecki fornisce alcune indicazioni per guidare le espressioni del fraseggio e dell’articolazione dell’esecutore, sopratutto nella sezione centrale. Tutte le difficoltà di questo pezzo, come ad esempio l’alternanza ravvicinata di sovracuti e note del registro medio, vengono affrontate ed eseguite brillantemente con un’interpretazione che cattura l’ascoltatore.

Il concerto prosegue con il ritorno alle sonorità barocche con l’Adagio e Fuga dalla Sonata n. 1 in sol minore BWV 1001 per violino solo di J. S. Bach. Le complesse linee polifoniche dell’Adagio, che ha funzione di introduzione alla Fuga, e le voci di quest’ultima vengono eseguite da Matteo con un suono morbido e caldo che ben si adatta a questo tipo di repertorio.

Quartetto Eliat

Conclude il concerto il Quartetto Eilat, tutto femminile, formato da Simona Cappabianca e Margherita Miramonti al violino, Margherita Fanton alla viola e Caterina Vannini al violoncello. Il loro nome deriva dalla pietra di Eilat (città nel sud di Israele). Di colore turchese, questa pietra trasmetterebbe un messaggio di pace fondato sull’amore, la compassione, invitandoci ad apprezzare i doni della natura, a riceverli con gratitudine per vivere in armonia con essa. Renderebbe il nostro comportamento emozionale più armonioso, permetterebbe di equilibrare le nostre sensazioni, per meglio comprendere gli altri. E proprio l’armonia tra le quattro musiciste che traspare sin dal primo attacco del Quartetto per archi in si bemolle maggiore Hob. III: 78 – L’aurora. Scritto nel 1797, deve il suo titolo al carattere ascendente del tema di apertura dell’Allegro con spirito, seguito dall’Adagio sostenuto, il Minuetto: Allegro, il Trio e il Finale: Allegro ma non troppo. L’impasto sonoro del quartetto è ben amalgamato e l’affinità delle quattro musiciste emerge musicalmente.

La genuinità degli interpreti e l’energia creativa sono state il motore di questo evento e di tutta la rassegna, grazie anche alla sapiente scelta della programmazione. Il prossimo appuntamento di questa rassegna sarà Giovedì 14 Febbraio. Trovate le informazioni dettagliate in questo link: https://musicainsiemebologna.it/concerto/il-fascino-del-novecento-grazia-raimondi-maria-grazia-bellocchio

Al prossimo buon vento…speriamo senza caramelle!

Martina Stracuzzi

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