La casa dei suoni al BoFe’: Abbado per i più piccoli

Invece della classica guida di moquette rossa, a terra uno spartito – che dà come l’impressione d’essere senza fine – si srotola giù dalla cavea, scivola sin sulla scena e si introduce all’interno di un bianco tendone, enigmatica struttura strappata al deserto e curiosamente finita in teatro. Varcati i veli, non bisogna esser bambini perché la fantasia corra, sollecitata da pochi ma significativi oggetti. Innanzitutto, ai quattro angoli dello spazio, si innalzano, come colonne, stralci di quello stesso spartito che fin lì ci aveva guidato. O, chissà, piuttosto si stendono come arazzi intarsiati degli stemmi di un regno suggestivo e irreale, un esotismo tal quale il luogo che li contiene. E poi, tutt’ intorno, panche e panchetti, larghi cuscini e grandi tappeti persiani che corrono per tutta la camera, al cui centro si fa notare un tavolino simil rococò, anch’esso candido come le pareti, su cui trovano appoggio violini, un clarinetto e persino un grammofono con la sua pittoresca campana. Sopra questa scena, in cui a tratti emergono e si confondono le immagini assai contrastanti di un salotto novecentesco e di un non luogo mentale e arcano, pende un firmamento di altri oggetti, ancora violini, pagine di musica con sovrimpressi ritratti e disegni emersi dalla memoria, persino un leggìo.

Sui bordi di questa stanza siede incuriosito, chi sulle panche chi accovacciato in terra, il pubblico colorato dei bimbi e dei loro genitori, molto opportunamente accolto sulle note del cembalo di un Mozart appena bambino, le quali aleggiano tutt’attorno, tenere ma brillanti.

Questa la scenografia realizzata da Roberto Abbiati per La casa dei Suoni, adattamento teatrale per l’infanzia dell’omonimo libro di Claudio Abbado. L’appuntamento, in occasione dei cinque anni dalla scomparsa del Maestro, è stato parte della stagione 2018/2019 del Bologna Festival, all’interno di BabyBoFe’, e collaborazione con la Fondazione “Claudio Abbado” di Milano, la Scuola di Teatro “Galante Garrone” e il Teatro Comunale di Bologna e l’editore Babalibri. Due le date, 19 e 20 gennaio, per un totale di ben cinque recite che hanno avuto luogo presso il teatro del DAMSLab – Laboratorio delle Arti – di Piazzetta P.P.Pasolini.

Lo spettacolo riesce a entusiasmare e divertire per come si prefigge e funziona abbastanza bene dall’inizio alla fine. Certamente vincente è il continuo coinvolgimento dei bambini presenti, radunati in cerchio all’interno di questo ventre di teli, che rende l’atmosfera intima e confidenziale; attraverso la continua sollecitazione operata dai due giovanissimi, bravi e spigliati attori (Martina Scordino e Gabriele Ferrara), veri e propri animatori, i piccoli presenti vengono invitati a prendere parte alla narrazione in prima persona con giochi di gruppo, che di volta in volta prendono spunto da qualche argomento musicale toccato dalla narrazione. Questa è una autobiografia di Abbado – certo, poco pretenziosa e rivolta all’infanzia -, che ripercorre le origini della sua passione musicale e, soprattutto, descrive la bolla d’oro di una famiglia di musicisti in cui ebbe la fortuna di crescere, fra mille stimoli culturali.

A parere di chi scrive, il racconto è a tratti un tantino stucchevole e, per un lungo momento della seconda parte, piuttosto pedante e scolastico, allorché si impone di impartire tante nozioni di cultura musicale, dai generi di composizioni alle famiglie di strumenti, interrompendo decisamente i comunque piacevoli sviluppi della romanzesca infanzia del piccolo Claudio. Ma tutto ciò è, casomai, difetto originario – tuttalpiù evitabile dalla regia di Emanuele Gamba -, ma non sufficiente a scardinarne la piacevolezza.

Molto garbate, inoltre, le animazioni proiettate sullo stesso telo della stanza, che accompagnano la diffusione di alcune musiche di autori vari, colonna sonora dell’infanzia di Abbado e fondamentali primi ricordi musicali di un direttore che svilupperà la passione per gli stessi autori mettendoli al centro del suo repertorio.

Infine, ma non certo ultima, proprio la musica che prende parte allo spettacolo, lo riempie, e prima ancora d’ogni azione lo anima di significato e di memorie, è stata sapientemente selezionata e graduata nel tempo, dividendosi fra le già ricordate registrazioni e gli interventi dal vivo del violinista Daniele Negrini, che ha certamente raccolto più di ogni altra attrattiva l’attenzione dei presenti, piccoli e adulti.

È sempre sorprendente constatare quanto i bambini abbiano confidenza con la dimensione dei suoni: a essa li lega un portale esclusivo, privilegiato. Non è una antica romanticheria, ma l’ammissione e la conferma di una predisposizione del tutto naturale del nostro essere umani, una virtù preziosa quanto delicata che è nostra cura preservare nella crescita e nell’educazione. In questo, l’impegno di Claudio Abbado è stato davvero esemplare. Così come esemplare è l’ultimo estratto dal suo libro riportato in scena: un invito a non precludere alcuna esperienza di ascolto e a darsi più chance di comprensione. Un monito che, più che ai bambini, suona decisamente indirizzato agli adulti, gli stessi che, una volta fuori dalla casa dei suoni, riprenderanno in mano le redini di questo rumorosissimo mondo.

Diego Tripodi