UN CONSERVATORIO CHE GUARDA ALLA CITTÁ

Conversazione con Vincenzo De Felice, direttore del Giovan Battista Martini

Perché uno studente dovrebbe iscriversi al Conservatorio di Bologna?

«Il nostro istituto offre agli allievi numerose possibilità in termini di produzione artistica. Non a caso sono moltissimi gli studenti, italiani e stranieri, che decidono di iscriversi o di trasferirsi presso il nostro istituto. Molti hanno delle necessità mirate e sanno già quali discipline frequentare o a quali docenti affidarsi per il loro percorso di studi. Molto importante è infatti il rapporto personale che viene a crearsi tra allievo e docente.
I nostri studenti decidono di studiare a Bologna non soltanto per quanto offre la nostra struttura, che sicuramente mostra i segni della storia che porta in quanto nelle nostre stanze e nei nostri corridoi hanno camminato esponenti della storia della musica di più di due secoli – da padre Martini e padre Mattei a Rossini, Donizetti, Respighi, Bossi, Busoni, Donatoni… – ma anche e soprattutto per le possibilità di crescita artistica che il nostro Conservatorio offre. Soprattutto negli ultimi anni queste si sono ampliate notevolmente e ci hanno avvicinato sempre più alle realtà professionali: non a caso siamo stati ospitati da importanti manifestazioni bolognesi, come ad esempio Bologna Modern, la rassegna di musica contemporanea del teatro Comunale, e Bologna Jazz Festival».

Che tipi di professionisti vuole formare? Con quali reali possibilità di lavoro?

«I professionisti che vuole formare sono dei veri e propri musicisti, ossia persone che sanno suonare: non credo infatti nelle cosiddette “nuove professionalità”.
Le reali possibilità di lavoro sappiamo tutti che non sono molte, qui come anche nel resto d’Europa: la stessa Germania, che possiede 350 orchestre stabili, lamenta un periodo di crisi del settore.
Una delle grandi difficoltà del nostro paese sta nel fatto che il pubblico odierno non è stato educato all’ascolto: le pretese, anche dal punto di vista della didattica musicale scolastica, si sono abbassate moltissimo e non c’è più un interesse spontaneo da parte dei giovani. Senza pubblico per i musicisti non può esserci lavoro ed è per questo che bisognerebbe fare il grande sforzo di riavvicinare le persone alla musica e alla cultura, senza ridurre il tutto soltanto in termini di incassi: per fare un esempio, chi fa cultura e divulgazione artistica dovrebbe essere anche in grado di porgerla al pubblico in maniera meno noiosa e più accattivante».

Che cosa propone il Conservatorio alla città dal punto di vista artistico? Le finalità delle attività culturali, saggi e concerti, sono soltanto didattiche o anche divulgative?

«In passato il Conservatorio era considerato un limbo in cui si studiava in attesa di entrare nel mondo lavorativo, e aveva quindi un obiettivo solamente didattico. Oggi invece lo studente non si limita soltanto a imparare, ma grazie alle numerose possibilità di produzione artistica ha anche il compito di porgere la sua professionalità agli altri: mentre si arricchisce dal punto di vista scolastico può donare ciò che sta apprendendo facendo quindi divulgazione. Proprio in vista di queste finalità è ripartito anche il progetto dei concerti dei docenti, che ha l’obiettivo di riportare all’ascolto una produzione che non sia schiava del repertorio più noto: in tempi passati le società che organizzavano concerti non accettavano programmi troppo sofisticati per paura di non avere pubblico, mentre da noi, che non abbiamo problemi commerciali, l’idea di ampliare il raggio delle esecuzioni è stata sposata da molti docenti».

È prevista pubblicità per questi eventi? Come viene gestita?

«Esiste un ufficio stampa che si occupa della pubblicità. Negli ultimi tempi stiamo investendo in questo senso: è stata attivata la newsletter gestita dai ragazzi che hanno ottenuto le 150 ore di collaborazione studentesca. Inoltre per il concerto inaugurale abbiamo previsto l’affissione dei manifesti nella città. I problemi maggiori riguardano l’organizzazione, la grafica è sempre stata fatta da noi ma spesso ci sono ritardi nelle consegne e nella pubblicazione.
Penso che la realtà del blog, che è una totale novità, sia una dimostrazione di crescita in tal senso. Noi vogliamo essere lo sguardo degli studenti e anche le realtà culturali della città devono esserci vicine».

Con quali enti collabora il Conservatorio?

«C’è un ottimo rapporto con il teatro Comunale, con il quale stiamo cercando di proporre dei corsi condivisi e cogestiti, anche se ci sono problemi burocratici. Per la produzione concertistica siamo stati ospitati nella stagione del Bologna Modern; al Bologna Jazz Festival ogni anno va la Jazz Band e quest’anno anche l’orchestra; Musica Insieme ci è molto vicina: il concerto di due anni fa con Accardo è stato reso possibile grazie a loro che hanno procurato lo sponsor e anni fa abbiamo collaborato per dei concerti di musica barocca che sono stati presentati da Philippe Daverio. Poi collaboriamo ancora con Emilia Romagna Concerti: da tre anni andiamo a Ravenna con la nostra orchestra, guidata dal direttore artistico della manifestazione Paolo Olmi; Emilia Romagna Festival ci ha dato l’opportunità di ospitare l’ensemble del Conservatorio di Pechino. Per la musica barocca siamo stati ospitati in Spagna, in un gemellaggio con Siviglia per due anni, con l’ufficio internazionalizzazione del Comune; ogni anno collaboriamo con l’Associazione Organi Antichi per la settimana organistica diretta dal maestro Macinanti, che è nostro docente. Altri enti sono: AngelicA, la Cineteca, l’Università di Bologna e il Dams, in particolare.
Abbiamo la fortuna di avere un presidente del Conservatorio – una storica dell’arte – molto attento e sensibile e stiamo cercando di avvicinarci ad altre realtà culturali non prettamente musicali, come ad esempio l’Accademia delle Belle Arti e la Pinacoteca. Questo è l’obiettivo che ci stiamo ponendo e spero di portarlo avanti per tutto il periodo in cui sarò direttore».

Con questi enti ci sono delle iniziative che partono direttamente dagli studenti? Da poco c’è stato FERT/ILE, iniziativa partita dagli studenti e inserita nella città.

«In passato c’era stata solo un’altra iniziativa di questo tipo partita dagli studenti: Zerocrediti. Ma non era mirata a una collaborazione con un ente particolare. Ora è una realtà indipendente, perché quando gli studenti hanno terminato gli studi non si è più potuta finanziare l’iniziativa. Questo è un limite. L’istituto può solo creare un’associazione esterna come “amici del Conservatorio”, perché dal punto di vista economico siamo legati a determinate normative, quindi quando uno esce da qui, purtroppo, non lo possiamo più aiutare. L’unica realtà che ha avuto successo è stata l’Orchestra Mozart, ma anche perché dietro c’era Abbado. E il suo nome è stato il punto di forza, non l’iniziativa in sé.
L’iniziativa di Fert/ile è stata una proposta interessante. I ragazzi hanno organizzato concerti di musica contemporanea dando la possibilità al pubblico di conoscere e dialogare con i compositori invitati alle conferenze. L’organizzazione è stata un po’ macchinosa perché era la loro prima esperienza. Io ho voluto fortemente che questa iniziativa si realizzasse perché sono favorevolissimo alle iniziative degli studenti, purché si accetti l’idea che non ci si possa autogestire. Le idee degli studenti devono essere filtrate dai docenti e dai dirigenti dell’istituzione, attraverso un discorso di competenza e di esperienza. Lo scambio con i ragazzi ci offre sempre nuovi spunti di riflessione, per questo spero ci saranno altre iniziative del genere»

Intervista realizzata il 22/12/2018

Maria Laura Berardo, Martina Stracuzzi