Come suona Bologna, città Unesco della musica? Con le sue orchestre, con i suoi ensemble, i suoi solisti, i suoi teatri? Nei suoi spazi grandi e piccoli, nei jazz club, nei luoghi sperimentali dove si cercano nuovi suoni e inedite architetture sonore e in quelli dove si addestrano studenti alle musiche di oggi di ieri di domani?


Questo blog, «Chorus», vuole raccontare tutto questo, le tante voci, quasi un coro, della scatola sonora Bologna, le linee in armonia e in contrappunto, gli effetti elettronici che riverberano, allargano, echeggiano, moltiplicano il suono, fino al suono bianco e più oltre, forse alla musica dell’invisibile, del silenzio, quella che si scopre come luce lampeggiante nell’intonazione volante di un violino, un pianoforte, un sintetizzatore, un clarino, un sax.
«Chorus» interpreterà la musica della città partendo dall’ultimo dei luoghi che abbiamo citato, ovvero dall’inizio, come il mitologico, alchemico drago ouroboros che con la bocca si mangia la coda, cerchio perfetto.

Cominceremo dall’edificio dell’istruzione, dal brulichio, dalla crescita: dal nostro Conservatorio. Partiremo da sguardi e da orecchie (e da pulsazioni, mani, ritmi cardiaci) di giovani in formazione e di alcuni dei loro docenti, impegnati, su queste pagine elettroniche, a vergare, come mutanti che guardano al futuro e come antichi scribi che conservano la memoria, ideogrammi che raccontino le musiche della città.


Saranno note che dal Conservatorio Giovan Battista Martini si diffondono per Bologna, registrando le molteplici onde sonore che dalla città, dai suoi rossi palazzi antichi e dai suoi agglomerati più futuribili, provengono.